Diario Quotidiano

Chi sono


Sono un curioso cronico, mi interesso di tutto ciò che riesce a stupirmi. Sono un animale sociale, sto bene con tutti o quasi; cerco sempre di cogliere dagli altri ciò che non sono. Non sono per niente paziente ma quando è necessario so aspettare, come quando smonto e rimonto orologi a palette Solari Udine. Non mi piace perdere tempo, per questo sono disordinato: finchè posso tengo tutto nella mia testa, ogni tanto dimentico ma se accade vuol dire che dovevo perdere qualcosa perchè c'è qualcos'altro di nuovo che è più importante. Nella vita faccio l'architetto, un giorno spero di diventarlo, nel frattempo mi occupo anche di comunicazione e ho creato e sto creando alcune startup. Fino ad ora ho cambiato 12 case e non vedo l'ora di passare alla tredicesima. Vado spesso a piedi ed in bici ed odio i pedoni che camminano sulle piste ciclabili ed i ciclisti che camminano sui marciapiedi. Sono sempre predisposto positivamente verso il prossimo, diffido solo delle persone estremamente ordinate e di chi non ti guarda mai negli occhi. Nella vita ho incominciato a fare qualcosa di cui vado orgoglioso: ho fondato e diretto per 12 anni una delle prime riviste digitali di architettura del web; ho fermato un ecomostro, ho vinto qualche concorso di architettura; ho smesso di fumare e dato il nome al MAXXI . Se riesco ad affrontare tutto con serenità e concentrazione è perchè la mia vita è serena ed appagata, perchè in fondo, sarà retorico dirlo ed ancor più scriverlo, ma è l'amore la cosa più importante, perchè da soli è bello vivere ma condividere è un altro passo!

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10 mosse per salvare gli architetti italiani

Che la libera professione dell’architetto e dell’ingegnere oggi in Italia sia in crisi non è un mistero. Probabilmente non è ancora chiaro quanto sia profonda e diffusa questa crisi. Il dato preoccupante è che non ci sono segnali che possano far sperare ad un miglioramento.

Nel 2003 pubblicai un articolo sul il Riformista in cui denunciavo questa problematica. Tra i vari dati che riportavo, riprendo a titolo esaustivo solo questa frase per far comprendere la misura del problema: “Le università invecchiano e scoppiano di iscritti, solo il Politecnico di Milano conta il doppio di tutti gli studenti di architettura del Regno Unito con oltre 13.000 iscritti contro i 7.948 studenti di architettura d’oltre manica“. Per chi fosse curioso può ritrovare l’intero articolo a questo link:

http://www.professionearchitetto.it/bacheca/esami-di-stato/49187/proprio-un-bel-quadretto-sugli-architetti

Già tredici anni fa, quando ancora si lavorava senza troppi problemi,  il numero di architetti era pazzesco, inoltrai la mia analisi dei dati a tutti i presidi di Facoltà di allora ed al Ministero cercando di mettere in guardia perchè, prima o poi, i nodi sarebbero venuti al pettine.  Purtroppo per noi così accadde.  Da allora ad oggi il problema si è ingigantito ancora di più e si è sommato alla pesantissima crisi economica che si è abbattuta sul settore dell’edilizia come mai si era visto nel nostro paese. Una miscela esplosiva che ha portato una intera categoria professionale al default.

Per quanto riguarda gli architetti la situazione è arrivata all’allarme sociale: quasi un terzo dei professionisti è al di sotto della soglia della povertà. Nonostante il numero di liberi professionisti oggi in Italia ha raggiunto numeri stratosferici il numero chiuso stabilito ogni anno dal MIUR non accenna a diminuire. Quello che non fa il MIUR lo fanno i giovani: in molte facoltà di Architettura infatti il numero di iscrizioni è inferiore al numero  chiuso. Nonostante questo in ogni caso il numero di laureati ogni anno è altissimo.

Parallelamente, per lo svolgimento della libera professione, il Governo ha imposto assicurazione professionale, crediti forativi, POS, eliminazione dei minimi tariffari ed altri balzelli. Anche relativamente alla Previdenza, decenni di gestione con un metodo retributivo, che non garantiva una sostenibilità a lungo termine, ha garantito laute pensioni a chi già aveva lavorato in un periodo storico estremamente gratificante dal punto di vista professionale; allo stesso tempo ha caricato i giovani professionisti di un debito latente al punto che si è adottato un metodo contributivo che restituisce esattamente quanto si è versato. I diritti acquisiti non si toccano ci è stato detto. Per questo le nuove generazioni di liberi professionisti sanno che i loro contributi non si rivaluteranno come in passato e che per una pensione dignitosa dovranno versare molto ma molto di più di chi ha usufruito del calcolo retributivo.

D’altronde non si poteva più andare avanti così, una Riforma era certamente necessaria, il problema è che forse è arrivata troppo tardi perchè se si fosse fatta invece che nel 2012, quando ce lo impose la Fornero, nei primi anni ’90, quando alcuni segnali precursori avrebbero dovuto far accendere l’allarme (vedi tangente della curva professionisti attivi/pensionati), probabilmente i sacrifici sarebbero stati distribuiti su più generazioni di professionisti e quindi più graduali.

Purtroppo oggi ogni giorno decine di migliaia di professionisti vivono sulla loro pelle questo disagio. Un disagio diventato malessere profondo anche perchè come categoria non siamo mai stati in grado di costruire un sano corporativismo come ha fatto invece la classe operaia con la costituzione dei sindacati. Gli architetti ed ingegneri italiani non hanno sindacati, quelli che ci sono sono troppo piccoli e poco rappresentativi e gli ordini, pur non rivestendo ufficialmente questo ruolo a livello statutario, ci hanno provato ma con risultati praticamente trascurabili.

Negli ultimi tempi Inarcassa con la propria Fondazione ha iniziato una azione di contrasto ma purtroppo senza l’appoggio degli ordini nazionali che, pur essendo stati coinvolti inizialmente al progetto, per questioni che ignoro, non hanno partecipato attivamente a tale progetto preferendo una percorso solitario. Senza un’azione sinergica e coordinata sarà difficile riuscire ad essere incisivi. Questa strada, se attuata con maggiori risorse e sinergia, potrebbe portare a risultati concreti ed incidere in modo significativo sulle scelte della politica.

Di fronte a questo panorama quali potrebbero essere le 10 mosse che potrebbero cambiare il destino degli architetti ed ingegneri italiani?

1) Principio di 1 testa un lavoro

attualmente anche i dipendenti possono svolgere parallelamente la libera professione. Nonostante sia legittimo che chi riesce dovrebbe poter svolgere anche più lavori è chiaro che, vista la situazione critica e la densità di professionisti, bisognerebbe fare in modo che la libera professione possa essere svolta solo ed esclusivamente dai liberi professionisti. Per questo ad esempio sarebbe opportuno che gli albi degli ordini professionali fossero costituiti solo ed esclusivamente da liberi professionisti. Secondo questo principio si risolverebbe all’origine anche la problematica della Gestione Separata INPS

2) Escludere i pensionati dalla possibilità di continuare a lavorare

Oggi in Italia se sei un architetto e vai in pensione e mantieni la partita IVA puoi continuare a lavorare, addirittura pagando la metà dei contributi. Per lo stesso principio del punto precedente, si potrebbe continuare a lavorare anche oltre la data di maturazione dei requisiti di pensionamento ma senza contemporaneamente ricevere una pensione. D’altronde l’idea di pensionato-lavoratore è in se un ossimoro.

3) Regimi fiscali realmente agevolati

Un regime fiscale realmente agevolato per tutti: vorrebbe dire una detrazione fiscale integrale delle spese relative agli investimenti per lo studio professionale, un’IVA al 10% ed un aliquota IRPEF unica del 20% con applicazione della ritenuta d’acconto anche dai privati in modo da non accumulare debiti fiscali ed allo stesso tempo far percepire alla committenza che una parte degli emolumenti è costituita dalle tasse.

4) Nuove regole per il lavoro subordinato: fine delle attuali partite IVA

Allo stato attuale l’unico modo per avere collaboratori  è pagarli come come partite IVA. Un collaboratore assunto costa troppo. Una strada potrebbe essere quella di nuovi contratti di collaborazione a tempo o a progetto con pagamento a carico dello studio dei contributi  Inarcassa (soggettivo integrativo e maternità) dei collaboratori subordinati. Contributi totalmente deducibili, pagati per i primi tre anni dallo stato e garanzia di un welfare e piani assistenziali integrativi per malattie.

5) Incentivi al raggruppamento tra professionisti

L’Italia, pur avendo in assoluto il maggior numero di architetti al mondo, è il paese dove la dimensione media degli studi è di circa 1,4 tecnici. Oggi per crescere bisogna associarsi, come succede al di fuori dei nostri confini. Per favorire i raggruppamenti potrebbe essere utile attivare una serie di agevolazioni fiscali: il primo anno zero tasse ed i successivi due con IRPEF ridotta del 50% con l’impegno di mantenere il raggruppamento per almeno 10 anni.

6) Favorire la specializzazione: costituzione di albi specialistici

I medici già prevedono specializzazioni, oggi la tecnologia e gli ambiti disciplinari sono diventati molto più vasti di qualche decennio fa. Un’unica persona non può possedere tutte le competenze. Per questo costituire specializzazioni negli albi potrebbe aiutare a trovare ambiti lavorativi specialistici ed aprire nuove prospettive lavorative.

7) Favorire l’internazionalizzazione

Se oggi in Italia si lavora poco, in alcune aree del mondo invece c’è bisogno di architetti ed ingegneri. I professionisti italiani sono molto stimati e ricercati. Studiare sinergie tra camere di commercio, consolati e mondo della professione. Incentivare lo studio delle normative negli altri paesi attraverso la creazione di portali web specifici per favorire l’incontro tra domanda ed offerta e rendere disponibili guide tecniche e documenti tradotti come ad es. le NTA ed elaborati grafici come, PRG e Catasto dei principali paesi dove il settore edile è in forte crescita.

8) Definizione chiara degli ambiti professionali

Oggi in Italia possono esercitare la professione indistintamente figure molto diverse tra loro e con titoli di vario livello: geometri, periti industriali, agronomi, ingegneri ed architetti Iunior e Senior indistintamente possono svolgere più o meno le stesse attività professionali. E’ fondamentale un riordino delle competenze che eviti o almeno limiti al massimo le sovrapposizioni.

9) Estendere la detrazione fiscale

La detrazione fiscale del 50/65% per le ristrutturazioni edilizie è stata negli ultimi anni l’unica boccata di ossigeno che ha mantenuto in vita il comparto dell’edilizia. Per un vero rilancio sarebbe opportuno estendere tale detrazione per i prossimi 5 anni anche alle altre tipologie edilizie, alle nuove costruzioni ed ai soggetti giuridici.

10) La certezza di essere Pagati

Uno dei problemi principali per i liberi professionisti è la certezza nei pagamenti. Grazie alle nuove tutele del lavoro autonomo oggi è possibile mettersi al sicuro grazie ad assicurazioni professionali specifiche. Questo però comporta un’ulteriore spesa da parte del professionista. La strada più semplice ed efficace sarebbe quella di inserire nelle CILA, DIA, SCIA e PERMESSO A COSTRUTIRE, tra la documentazione obbligatoria, la ricevuta di pagamento di almeno il 20% di quanto stipulato nella lettera d’incarico a presentazione della pratica ed il pagamento a saldo del 100% alla fine lavori.

5 Comments

  1. Si , concordo in pieno con la disamina della situazione. Voglio raccontare la mia esperienza .
    Alla stregua di quanto sopra nel 2012 abbiamo fondato una cooperativa di liberi professionisti architetti, ingegneri, geologi, dottori forestali, agrari, ecc. ( alcuni con notevole esperienza e curriculum) ,società di ingegneria , per fare sistema, condividere un ufficio gare per la partecipazione a bandi pubblici, mettere insieme i curriculum in modo di far si che anche i giovanissimi potessero usufruire del curricula della Coop che non potrebbe avere nell’intera vita professionale. Per poter avere la possibilità di partecipare a bandi in tutta Italia e anche all’estero. Naturalmente bisogna investire un po’ per l’avviamento. A distanza di quattro anni il tutto si sta litigiosamente sciogliendo. La causa sono gli architetti . Non hanno spirito cooperativo o societario , sono individualisti. Cosa che non riscontro in altri professionisti , ingegneri, geologi, forestali. Abbiamo anche affrontato l’avventura all’estero , anche qui causa la scarsa partecipazione tutto è andato a naufragare anche di fronte a imminenti e importanti risultati.
    Un disastro.
    Quindi confermo che la situazione degli architetti che hai descritto sopra nelle tue riflessioni , che non si fa sistema , è l’esatto risultato e conseguenza della nostra mentalità.

  2. per i dipendenti pubblici Cancellazione automatica dall’albo e divieto di esercitare la libera professione. Per evitare dei prestanome controlli sui conti correnti e sul patrimonio. Va bene la logica di 1 posto 1 persona. Oggi assistiamo a responsabili dell’utc che operano su tre comuni. Paradossale. Oggi la normativa è pensata per i grandi comuni. Ma l’Italia é fatta di piccoli comuni. Quindi due normative una per i comuni fino a 5000 abitanti ed una per i restanti centri. Eliminazione delle centrali uniche di committenza. Non servono assolutamente a niente. Comportano solo un aggravio di costi ed un ritardo nelle decisioni. Eliminazione del pos. Non siamo al supermercato. Oggi i pos hanno dei limiti di spesa mensile. Le nostre prestazioni non costano 30 euro come vorrebbero alcuni. Eliminazione della formazione continua tanto non serve a niente. Certezza dei pagamenti nei LL.PP. anni che devo percepire cifre considerevoli dalla regione e dal ministero fatture fatte nel 2014, tre volte é scaduto il documento di regolarità contributiva e tre volte me lo hanno richiesto comunque ad oggi dopo 500 giorni non sono stato ancora pagato. Quindi se dopo 30 gg uno non viene pagato andare alla posta ed incassare. Lo stato provvederà alle sue compensazioni tramite la cdp. Eliminazioni delle offerte economicamente piú vantaggiose. Servono solo ha vendersi le gare. Troppa discrezionalitá. Sostituzione dei membri esterni con liberi professionisti scelti automaticamente tramite software dall’elenco presso gli ordini provinciali.

  3. Sognare è lecito. Sognare è fondamentale. Sognare è progettare. Sognare è necessario. Sognare è sognare. Per uscire dal sogno e per tradurlo in realtà è indispensabile fare i conti con la realtà. I pensionati che lavorano ? Se lavorare vuol dire “rubare il lavoro ai giovani”, sono d’accordo. Gli architetti pensionati, associandosi con altri professionisti potrebbero essere i controllori di tanti progetti realizzati contra legem e di nessuno si perita di verificare la correttezza e l’impatto ambientale.
    Svolgendo una funzione di interesse nazionale e pubblico potrebbero anche essere retribuiti non con denaro, ma in 1000 altri modi.

    • Rivendicare un ruolo propositivo e positivo per la professione che si esercita non mi pare corporativismo fascista. E in ogni caso è bene argomentare rispondendo e non lanciare anatemi infondati.

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