ADDIO ZAHA – Diario Quotidiano
 
Diario Quotidiano

Chi sono


Sono un curioso cronico, mi interesso di tutto ciò che riesce a stupirmi. Sono un animale sociale, sto bene con tutti o quasi; cerco sempre di cogliere dagli altri ciò che non sono. Non sono per niente paziente ma quando è necessario so aspettare, come quando smonto e rimonto orologi a palette Solari Udine. Non mi piace perdere tempo, per questo sono disordinato: finchè posso tengo tutto nella mia testa, ogni tanto dimentico ma se accade vuol dire che dovevo perdere qualcosa perchè c'è qualcos'altro di nuovo che è più importante. Nella vita faccio l'architetto, un giorno spero di diventarlo, nel frattempo mi occupo anche di comunicazione e ho creato e sto creando alcune startup. Fino ad ora ho cambiato 12 case e non vedo l'ora di passare alla tredicesima. Vado spesso a piedi ed in bici ed odio i pedoni che camminano sulle piste ciclabili ed i ciclisti che camminano sui marciapiedi. Sono sempre predisposto positivamente verso il prossimo, diffido solo delle persone estremamente ordinate e di chi non ti guarda mai negli occhi. Nella vita ho incominciato a fare qualcosa di cui vado orgoglioso: ho fondato e diretto per 12 anni una delle prime riviste digitali di architettura del web; ho fermato un ecomostro, ho vinto qualche concorso di architettura; ho smesso di fumare e dato il nome al MAXXI . Se riesco ad affrontare tutto con serenità e concentrazione è perchè la mia vita è serena ed appagata, perchè in fondo, sarà retorico dirlo ed ancor più scriverlo, ma è l'amore la cosa più importante, perchè da soli è bello vivere ma condividere è un altro passo!

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in Architettura

ADDIO ZAHA

Il mondo dell’architettura è a lutto per la prematura ed improvvisa morte della regina dell’architettura contemporanea.

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Zaha Hadid nasce a Baghdad nel 1950 in un’epoca in cui il paese viveva un periodo di grande apertura culturale e democrazia. La sua è un’infanzia felice. Di famiglia di ricchi intellettuali, i genitori le infondono il gusto per l’arte e l’architettura. Zaha Hadid ha raccontato più volte di aver deciso di fare l’architetto quando aveva appena dieci anni, dopo aver visto una mostra di architettura.

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La sua infanzia è tra Baghdad e Beirut passando per la Svizzera. Le tensioni interne del sue paese ed i nuovi equilibri politici portano la sua famiglia a stare fuori dal paese. Poco più che ventenne si trasferisce a Londra dove si iscrive all’Architecural Association. Londra è la sua città adottiva dove rimane dopo la  laurea e dove fonda il suo studio di architettura.

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 Londra negli anni Settanta era molto più aperta di oggi. Adesso, so che gli Inglesi in realtà sono sciovinisti e misogini, ma allora coglievo soprattutto il loro amore per tutto ciò che è eccentrico, che mi ha permesso di fare ciò che desideravo … Certo, se fossi stata un uomo avrei avuto vita più facile

La giovane Zaha è forte e determinata, provenendo da un paese islamico la vità l’ha abituata fin da subito a doversi guadagnare tutto.

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In quegli anni frequenta molti giovani colleghi architetti tra cui un tale olandese di nome Rem che poi il mondo molti anni dopo conoscerà per le sue straordinarie architetture.

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A 43 anni realizza la stazione dei pompieri al Vitra, un capolavoro che la proietta nel mondo delle archistar. Da quel momento in poi è inarrestabile. Nel 1994 viene chiamata ad insegnare alla Graduate School of Design dell’Università di Harvard, occupando la cattedra che fu di Kenzo Tange.

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La sua determinazione gli permette  perfino di riuscire a costruire in Italia. Nel 2004 arriva la consacrazione con il Prizker, è la prima donna a vincerlo,  poi nel 2011 lo Stirling ed infine quest’anno la medaglia d’oro del Royal Institute of British Architects (RIBA), anche in questo caso la prima donna a ricevere questo importante riconoscimento.

Dalle iniziali forme decostruttiviste le sue architetture negli anni diventano sempre più fluide, dinamiche; macro oggetti di design che si impongono sul landmark urbano. Architetture sempre più estreme che rimandano al pensiero di  Malevich e ai suprematisti. Non esistono piante e prospetti esiste la forma e la prospettiva è l’unico forma di rappresentazione.

Dietro l’archistar poco loquace ed apparentemente snob c’é una donna essenziale, molto esigente nel lavoro, ma umana, amante della cucina cinese e che la sera non fa più le nottate come quando era giovane ma guarda house of cards. Oggi improvvisamente quella donna non c’è più, portata via da una banale bronchite. Cosa succederà nello studio a Clerkenwell nella «Little Italy» di Londra? Cosa rimarrà di Zaha Hadid? il mercato la trasformerà in un brand dell’architettura?

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