Archi-Pumplet: gli ultimi 500 anni di architettura in 1800 parole – Diario Quotidiano
 
Diario Quotidiano

Chi sono


Sono un curioso cronico, mi interesso di tutto ciò che riesce a stupirmi. Sono un animale sociale, sto bene con tutti o quasi; cerco sempre di cogliere dagli altri ciò che non sono. Non sono per niente paziente ma quando è necessario so aspettare, come quando smonto e rimonto orologi a palette Solari Udine. Non mi piace perdere tempo, per questo sono disordinato: finchè posso tengo tutto nella mia testa, ogni tanto dimentico ma se accade vuol dire che dovevo perdere qualcosa perchè c'è qualcos'altro di nuovo che è più importante. Nella vita faccio l'architetto, un giorno spero di diventarlo, nel frattempo mi occupo anche di comunicazione e ho creato e sto creando alcune startup. Fino ad ora ho cambiato 12 case e non vedo l'ora di passare alla tredicesima. Vado spesso a piedi ed in bici ed odio i pedoni che camminano sulle piste ciclabili ed i ciclisti che camminano sui marciapiedi. Sono sempre predisposto positivamente verso il prossimo, diffido solo delle persone estremamente ordinate e di chi non ti guarda mai negli occhi. Nella vita ho incominciato a fare qualcosa di cui vado orgoglioso: ho fondato e diretto per 12 anni una delle prime riviste digitali di architettura del web; ho fermato un ecomostro, ho vinto qualche concorso di architettura; ho smesso di fumare e dato il nome al MAXXI . Se riesco ad affrontare tutto con serenità e concentrazione è perchè la mia vita è serena ed appagata, perchè in fondo, sarà retorico dirlo ed ancor più scriverlo, ma è l'amore la cosa più importante, perchè da soli è bello vivere ma condividere è un altro passo!

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Archi-Pumplet: gli ultimi 500 anni di architettura in 1800 parole

La storia dell’architettura ci insegna che l’uomo dopo un certo periodo sente la necessità di liberarsi di certe forme per poterne sperimentare altre. Una continua ricerca, inarrestabile, legata ai mutamenti ideologici e sociali, alle nuove scoperte ed innovazioni tecnologiche. Una ricerca che rinnega il vecchio passando per una fase intermedia dove vecchio e nuovo si fondono. Ma in realtà le forme non sono altro che la rappresentazione del sentimento dell’uomo. Ed esse esprimono il carattere dell’uomo in quel tempo in quel determinato luogo. In realtà è l’uomo che evolvendosi cambia sensibilità e con essa le forme. In effetti l’architettura è l’immagine dell’uomo nel tempo. Cristallizza e custodisce nel suo invecchiare la cultura che la creata, come diceva MiesCredo che l’architettura non ha niente a che vedere con l’invenzione di forme inedite, né con il gusto personale; l’architettura è per me un’arte oggettiva che nasce dallo spirito del tempo“.

Naturalmente i cicli dell’architettura si chiudono e si aprono non casualmente e neanche all’improvviso, essi sono il risultato di una costante evoluzione che però presenta delle fratture nel momento in cui affiorano delle differenze nette tra ciò che veramente è diventata la realtà col passare del tempo e ciò che si era abituati a pensare. Quando c’è un cambiamento è come se assistiamo ad un terremoto, creato dall’allontanamento o dall’attrito di due zolle. Esse, pur muovendosi in maniera uniforme, non si assestano gradualmente, ma con cedimenti saltuari che si manifestano quando la tensione raggiunge un certo livello.

Piero della Francesca, Città ideale - Galleria Nazionale delle Marche Urbino
Piero della Francesca, Città ideale – Galleria Nazionale delle Marche Urbino

Nel rinascimento l’uomo è al centro del suo universo e l’architettura lo esprime con piante centrali, con composizioni simmetriche dalle proporzioni auree. Tanto grande è la sua convinzione di essere perfetto, tanto più ardue sono le sue mete. Guarda l’orizzonte si accorge di non averlo mai raggiunto ed allora desidera esplorarlo. Alza gli occhi al cielo e vede le stelle e desidera toccarle. Raggiunge mete sempre più lontane e scoperte sempre più grandi che alla fine lo scuotono e lo fanno riflettere.

Galileo Galilei mentre usa il telescopio (1620)
Galileo Galilei mentre usa il telescopio (1620)

L’uomo del seicento comprende l’immensità dell’universo e la vulnerabilità del suo genere. Si rende conto che il mondo del secolo precedente in cui egli era il punto focale, l’espressione massima e protagonista, non è altro che una comparsa nel gigantesco spettacolo della realtà. Queste nuove conoscenze incutono terrore, paura, perdita di punti di riferimento.

Palazzo Carignano, Torino, Guarino Guarini
Palazzo Carignano, Torino, Guarino Guarini

Nell’architettura questo s’esprime attraverso le visioni dinamiche e soggettive, da edifici che ondeggiano scossi da furiose forze che li attraversano, da forme de-formate e sciolte dalla forza della natura. Caravaggio raffigura Cristo con il corpo di un uomo comune dai piedi callosi e la Madonna con abiti da popolana. Questo generale senso di insicurezza investe la chiesa smembrandola in due.
L’architettura si svincola dalle gerarchie e crea spazi dinamici che tendono a fondersi tra loro, le varie sottotematiche che costituiscono l’oggetto architettonico si fondono tra loro perdendo quasi le loro singole identità, rappresentando un pezzo di un organo unitario, le forme si mescolano sotto l’azione delle forze perturbative sopraggiunte con le numerose scoperte che avevano ridimensionato l’importanza dell’uomo, e della sua incredibile fragilità rispetto ad un universo infinito.

L’architettura ora raggiunge un valore unitario, ma la metamorfosi è avvenuta solo a metà, si dovranno aspettare altri 300 anni prima che l’uomo abbandoni per sempre il linguaggio dell’ordine. Sempre e comunque è l’ordine il mattone attraverso il quale si costruisce questa architettura.

Le scoperte si susseguono a ritmi sempre più veloci. Il mondo incomincia a correre, man mano che si va avanti si scoprono nuovi orizzonti che a loro volta nascondono tanti altri misteri. La sete di scoprire incalza e mette da parte quelle vecchie insicurezze che avevano spodestato l’uomo al centro del suo universo. Ora l’uomo non ha più paura, prende coscienza del suo essere marginale ma non ha più traumi per questo in quanto, pur sapendo ormai che non è più il centro dell’universo, ora può però dire cos’è l’universo, e più indaga, più può dare delle risposte precise alle sue domande. Ignorante ed imperfetto è però tranquillo poiché comprende a pieno quanto sia meglio questa sua nuova posizione piuttosto che credersi perfetto. L’uomo allora raggiunta la giusta maturità si chiede da dove viene, per la prima volta le sue attenzioni vanno sulle sue origini. Scava per terra e scopre resti di tempi lontani e rimane affascinato da tutto questo.

Scavi della missione archeologica tedesca a Olimpia in Grecia (1875-1881)
Scavi della missione archeologica tedesca a Olimpia in Grecia (1875-1881)

Nell’architettura tutto ciò si esprime con una riscoperta del gusto classico, pubblicizzato dalle scoperte e dagli studi archeologici. L’architettura inoltre vuole esprimere quel senso di democrazia che sta cercando di raggiungere e come l’architettura barocca si era ribellata alle vincolate e statiche visioni centrali rinascimentali, l’architettura dell’ottocento vede erroneamente nelle visioni barocche, singolari e dinamiche un valore ideologico di non uguaglianza. Le viste devono essere tutte uguali, come gli uomini, Si ritorna visioni assiali precise con linguaggi sempre più classici. Siamo in pieno illuminismo.

Galleria immaginaria di vedute di Roma antica, Giovanni Paolo Pannini
Galleria immaginaria di vedute di Roma antica, Giovanni Paolo Pannini

La rivoluzione industriale e le nuove tecnologie aprono nuovi scenari. La tecnologia supera la forma e diventa forma stessa. L’architetto della seconda metà dell’ottocento è l’ingegnere, che calcola torri in acciaio e ponti di centinaia di metri. L’architettura si libera dall’ordine per essere forma pura, armonia assoluta delle geometrie, struttura pura e semplice, abbandonando per sempre le forme della natura ispiratrice.

Crystal Palace (1851), Joseph Paxton
Crystal Palace (1851), Joseph Paxton

L’uomo che sulla natura aveva costruito il suo linguaggio architettonico, capisce che l’imitazione non è la strada giusta. Ora guarda la natura con occhi nuovi, cerca di andare più avanti e di scoprire perché la natura è così bella, dove sono racchiusi i segreti della bellezza che custodisce. L’uomo cerca di teorizzare la logica dell’armonia in maniera istintiva. Le splendide architetture di Victor Horta rubano l’armonia nascosta nelle geometrie della natura, restituendosi all’occhio con linee curve, pure di ogni ornamento, linee in quanto linee, e nient’altro. Linee che sono il tracciato grafico dell’armonia.

Hôtel Tassel (1892), Victor Horta
Hôtel Tassel (1892), Victor Horta

In questa linea teorica viene educato Frank Lloyd Wright dalla madre. Abituato fin da bambino a giocare con oggetti dalle geometrie chiare e semplici, giustapponendoli tra loro. Wright fu educato dalla madre seguendo i modelli didattici del celebre pedagogo Froebel. Questi affermava infatti che per capire l’armonia racchiusa segretamente dietro la natura bisognava abituarsi a controllare forme geometriche semplici, scomponendo figure complesse, fino a capire il vero significato della bellezza dietro la forma.

Frank Lloyd Wright. Vetrata (1912) Avery Coonley Playhouse, Riverside, Illinois
Frank Lloyd Wright. Vetrata (1912) Avery Coonley Playhouse, Riverside, Illinois

E questo è riscontrabile nelle sue architetture organiche che anticipano il gusto contemporaneo e si contrappongono al funzionalismo dilagante in tutto il mondo.  Il cemento armato intanto fa in suo ingresso nel mondo dell’architettura. Da un vaso di fiori intere metropoli vengono invase. La società si evolve a grande velocità ed ha necessità di una nuova architettura funzionale e razionale. Le Corbusier codifica il nuovo ordine dell’architettura moderna, il tentativo è quello di trovare un metodo per poter realizzare l’architettura seguendo pochi ma semplici principi.

Plan Voisin (1922-1925), Le Corbusier
Plan Voisin (1922-1925), Le Corbusier

La funzione rimane il soggetto protagonista del primo novecento. Durante il primo novecento l’uomo ha tentato di classificare l’architettura attraverso la funzione che essa rappresentava, sottolineandola dall’identità dello spazio interno, e l’esterno, la pelle della costruzione veniva sempre considerata come la misura della qualità progettuale dell’edificio. Nel secondo Novecento le cose cambiano di nuovo.

La frattura col passato accade quando ormai le idee funzionaliste del primo novecento si scontrano con la nuova realtà consumistica e dell’immagine del secondo novecento. Questa frattura viene poi rafforzata dalle nuove potenzialità progettuali offerte dall’uso del computer alla fine del secolo.

Oggi l’evoluzione tecnologica ci consente di poter produrre prodotti in serie a basso costo senza che essi siano necessariamente uguali tra loro. Ormai non è più necessario standardizzare un prodotto per renderlo accessibile. Ad un prezzo leggermente superiore possiamo produrre oggetti in serie anche da migliaia di pezzi tutti diversi tra loro. Unici. In realtà sembra un paradosso ma grazie agli scanner 3D alle frese a controllo numerico questo è possibile. La possibilità di poter controllare superfici a doppia curvatura ha influito grazie all’abbattimento dei costi di queste nuove tecnologie prima l’ideazione di queste nuove architetture e poi la fattibilità attraverso le frese a controllo numerico.
Tutta questa serie di motivi ed altri minori ha caratterizzato l’affermarsi di una nuova cultura architettonica che potremmo definire “neoespressionista”.
Questo ha portato naturalmente ad una riscoperta del valore dell’immagine che era stato dimenticato. L’immagine diventa il soggetto dell’architettura contemporanea.

Guggenheim Museum Bilbao (1997). Frank Gerhy
Guggenheim Museum Bilbao (1997). Frank Gerhy

In questa visione ben si colloca il Guggenheim di Frank Gerhy che ha prima disegnato l’esterno ed organizzando gli spazi interni in funzione dell’esterno. Di ciò che appare dell’edificio. Dell’immagine dell’edificio. Esattamente l’opposto della standardizzazione modulare di sapore razionalista. Concetto completamente opposto a quello di E.T.A. Hoffmann che in piena epoca romantica, scrive un racconto in cui il protagonista, Krespel, si fa costruire una casa facendo elevare prima le pareti perimetrali cieche e solo dopo a muri ormai alzati fa aprire porte e finestre e la divisione dello spazio interno. Così che l’aspetto esterno é funzione dello spazio interno.
Frank Gerhy in questo progetto sfrutta le potenzialità delle nuove tecnologie producendo un oggetto architettonico che piace perché rappresentativo del gusto contemporaneo. Architettura che descrive il nostro tempo.
Architettura che però rischia di essere solamente immagine di se stessa. Franco Purini scrive “Oggi l’architettura non è più autenticamente se stessa ma è la sua rappresentazione. É l’apparato delle note rispetto a un testo già scritto.” Un’affermazione che sembra andare in contraddizione a quella di Mies citata al principio di questo pumplet, tuttavia le due affermazioni lette di seguito ci aprono nuovi orizzonti di vedute. Se Mies dice che “…l’architettura è un’arte oggettiva che nasce dallo spirito del tempo“. Ma lo spirito del nostro tempo è proprio quello che secondo Mies non ha niente a che vedere con l’architettura, cioè l’immagine e l’espressione. Siamo nella società dell’immagine e delle apparenze, la società che ha inventato il Brand. Molto spesso però le immagini sono solo rappresentazione di loro stesse, il loro fine coincide con il loro mezzo. Il fatto che coincida fine e mezzo dell’architettura fa supporre che l’architettura è rimasta intrappolata nei suoi virtuosismi. Un’architettura fine a se stessa quindi, capace di comunicare la propria identità. Un’architettura aggressiva che mette in mostra se stessa piuttosto che mimetizzarsi ed adattarsi alle varie situazioni.

centro culturale Heydar Aliyev, Azerbaijan. Zaha Hadid
centro culturale Heydar Aliyev, Azerbaijan. Zaha Hadid

Il fine dell’architettura diventa il mezzo, ovvero il fine diventa la sua immagine. Quindi l’immagine dell’architettura e la sua espressione rappresentano contemporaneamente il mezzo ed il fine. Fino a ieri i termini come Espressione, immagine ecc… li riferivamo ai termini: gerarchia, proporzione, articolazione ecc.. Oggi li riferiamo a loro stessi. Purini ha quindi ragione.
La nostra è l’era dell’immagine che da mezzo o tramite di un messaggio diventa soggetto e protagonista. Dobbiamo riappropriarci dei contenuti, spesso dimenticati o prevaricati dalla forma. L’architettura è l’involucro di un concetto e deve essere la materializzazione di un desiderio che si deve esaudire.

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