Diario Quotidiano

Chi sono


Sono un curioso cronico, mi interesso di tutto ciò che riesce a stupirmi. Sono un animale sociale, sto bene con tutti o quasi; cerco sempre di cogliere dagli altri ciò che non sono. Non sono per niente paziente ma quando è necessario so aspettare, come quando smonto e rimonto orologi a palette Solari Udine. Non mi piace perdere tempo, per questo sono disordinato: finchè posso tengo tutto nella mia testa, ogni tanto dimentico ma se accade vuol dire che dovevo perdere qualcosa perchè c'è qualcos'altro di nuovo che è più importante. Nella vita faccio l'architetto, un giorno spero di diventarlo, nel frattempo mi occupo anche di comunicazione e ho creato e sto creando alcune startup. Fino ad ora ho cambiato 12 case e non vedo l'ora di passare alla tredicesima. Vado spesso a piedi ed in bici ed odio i pedoni che camminano sulle piste ciclabili ed i ciclisti che camminano sui marciapiedi. Sono sempre predisposto positivamente verso il prossimo, diffido solo delle persone estremamente ordinate e di chi non ti guarda mai negli occhi. Nella vita ho incominciato a fare qualcosa di cui vado orgoglioso: ho fondato e diretto per 12 anni una delle prime riviste digitali di architettura del web; ho fermato un ecomostro, ho vinto qualche concorso di architettura; ho smesso di fumare e dato il nome al MAXXI . Se riesco ad affrontare tutto con serenità e concentrazione è perchè la mia vita è serena ed appagata, perchè in fondo, sarà retorico dirlo ed ancor più scriverlo, ma è l'amore la cosa più importante, perchè da soli è bello vivere ma condividere è un altro passo!

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1998-2018: il Manifesto Incompleto per la Crescita 20 anni dopo.

Il Manifesto Incompleto per la Crescita di Bruce Mau compie 20 anni. L’obiettivo era di supportare i designer, gli architetti e le persone creative a ripensare al loro processo di progettazione. Ancora attualissimo è l’occasione per una riflessione sul concetto di creatività e sulla sua genesi.

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La definizione di Manifesto riporta ad una dichiarazione pubblica formale e la stessa idea di strutturarla in elenco (seppure incompleto) riporta ad un sapore illuminista, quasi eciclopedico. Tuttavia questa prima impressione è completamente stravolta nei contenuti. I 43 punti sono volutamente contraddittori e provocatori, così come spesso è il processo creativo, mai lineare ed uguale a se stesso.

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Prima del Manifesto, Bruce Mau cura diverse pubblicazioni dando un contributo fondamentale alla loro riuscita. Nel 1987 vede la luce il suo capolavoro:  Zone 1/2: The Contemporary City un saggio critico sull’urbanistica con testi di filosofi come Gilles Deleuze e Paul Virilio; un libro con elementi grafici come paesaggi densamente saturi di colori e immagini texturizzate. “Quel libro è stato il grande passo avanti; ha dato il tono a tutto ciò che è seguito“, ha dichiarato Mau. Un lavoro che pone le radici di un nuovo modo di comunicare sulla carta.

Il suo capolavoro noto in particolare al grande pubblico degli architetti, è S,M,L,XL pubblicato nel 1994  insieme all’archistar olandese Rem Koolhaas; il “libro sacro” che ha fatto la storia dell’architettura contemporanea e che descrive il lavoro di  OMA (Office for Metropolitan Architecture) combinando, in una sequenza divisa in base alla scala urbana, grafici, disegni, vignette e fotografie. I testi cadono quasi in secondo piano e si fondono in una elaborazione grafica creando un unico flusso multimediale su supporto cartaceo. Probabilmente senza il contributo creativo di Bruce Mau questa pubblicazione non avrebbe avuto la stessa dirompenza comunicativa e lo stesso successo e forse lo stesso Koolhaas non avrebbe avuto negli anni successivi la stessa fortuna. Il lavoro di Bruce Mau di fatto esalta e sublima il contenuto. Ogni singola pagina è un piccolo capolavoro dove si perde il confine tra testo ed immagine divenendo il tutto un unico flusso di comunicazione che avvolge in una lettura estremamente immersiva. Oggi i suoi lavori, visti decenni dopo, sono assolutamente visionari ed anticipano l’attuale comunicazione digitale del web.

Ne 2004, con Massive Change, una pubblicazione che nasce da una mostra itinerante basata sul progetto The Institute Without Boundaries, é “una dichiarazione audace sul potenziale dell’ingegno umano per portare riparo, cibo, trasporti e gioia a miliardi di persone in tutto il mondo“.

Bruce Mau nella sua carriera ha lavorato numerosi brand internazionali, ma definirlo designer o ancor peggio grafico, è altamente riduttivo:  ha curato il design della  Walt Disney Concert Hall di Frank O. Gehry e recentemente sempre grazie alla collaborazione con l’architetto californiano, ha ideato e curato a Panama il primo biomuseo costituito da 8 gallerie permanenti.

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Personaggio eclettico, muove la sua creatività oltre i canonici confini stabilendo un nuovo concetto contemporaneo di creatività strasversale e diffusa. Dopo questa breve premessa vi lascio al suo manifesto invitando a completarlo, con altri punti sequendo il vostro istinto creativo.

1. Lasciate che gli eventi vi cambino. 

Dovete aver voglia di crescere. La crescita non è qualche cosa che vi capita, siete voi a produrla, siete voi che la vivete e il prerequisito fondamentale per crescere è l’apertura a vivere gli avvenimenti e la volontà di farsi cambiare da essi.

2. Dimenticatevi di ciò che è buono.

Intendo per buono ciò su cui tutti sono d’accordo. La crescita non coincide necessariamente con il buono. La crescita è un’esplorazione di angoli bui che possono essere o meno utili alla nostra ricerca. Fintanto che si resta attaccati al concetto di buono, non si avrà mai vera crescita.

3. Il percorso è più importante del risultato. 

Quando è il risultato a pilotare il processo, arriveremo soltanto dove sono già arrivati gli altri. Se è il processo a guidare il risultato potremmo non sapere dove stiamo andando ma saremo sicuri del fatto di volerci andare.

4. Amate i vostri esperimenti, come fareste con un bambino cattivo. 

La felicità è il motore della crescita. Sfruttare la libertà di organizzare il vostro lavoro come una serie di esperimenti, ripetizioni, tentativi, prove ed errori, tutti altrettanto belli. Vedete le cose alla lunga distanza e permettetevi di sorridere sulle sconfitte quotidiane.

5. Andare in profondità. 

Più profondamente vi immergete più probabilità avrete di scoprire qualche cosa di valore.

6. Concentratevi sulle incongruenze. 

La risposta sbagliata è in realtà una risposta giusta a un’altra domanda. Fate tesoro delle risposte sbagliate come parte del vostro sistema di lavoro. Provate a fare domande diverse.

7. Studiate. 

Lo studio è appunto un posto dove si dovrebbe studiare. Approfittate delle necessità imposte dalla produzione come un’occasione per studiare. Tutti ne trarranno beneficio.

8. Lasciatevi trasportare. 

Permettetevi il lusso di gironzolare senza scopo. Esplorate i dintorni. Sospendete il giudizio. Rinviate la critica.

9. Cominciate da dove vi pare. 

John Cage ci ha insegnato che non sapere da che parte cominciare è una forma comune di paralisi. Il suo consiglio: cominciare da dove vi pare.

10. Ognuno è un leader. 

La crescita si verifica e, quando ciò accade, dovete permetterle di svilupparsi. Imparate a seguire, quando è ragionevole. Lasciate che tutti possano avere l’opportunità di fare da guida.

11. Andate a raccolta di idee. 

Correggete le applicazioni. Le idee hanno bisogno di un ambiente dinamico, fluido e generoso per svilupparsi, mentre invece l’applicazione trae beneficio dal rigore critico. Realizzate un elevato coefficiente di idee applicate.

12. Muovetevi. 

Il mercato e le sue strutture hanno la tendenza a puntare sui successi: resistete a questa tentazione, permettete che gli insuccessi e il cambiamento facciano parte del vostro programma di allenamento.

13. Rallentate. 

Se proverete a disincronizzarvi dal ritmo standard potrete cogliere delle opportunità sorprendenti.

14. Non siate alla moda. 

Essere “giusti” è la paura dei cambiamenti vestita alla moda. Liberatevi di questo tipo di conformismo.

15. Fate domande cretine. 

La crescita è alimentata dal desiderio e dal candore. Valutate la risposta, non la domanda. Sforzatevi di imparare, nel corso della vostra vita, con lo stesso ritmo di un bambino.

16. Collaborate. 

Lo spazio tra persone che lavorano insieme è pieno di attriti, controversie, lotte, euforia,
gioia e di un immenso potenziale creativo.

17. Spazio lasciato intenzionalmente vuoto. 

Lasciate spazio per le idee che non avete ancora avuto e per quelle degli altri.

18. State svegli fino a tardi. 

Accadono strane cose quando siete andati troppo in là, siete stati svegli troppo a lungo, lavorato troppo e siete isolati dal resto del mondo.

19. Lavorate sulle metafore. 

Qualsiasi oggetto ha la capacità di rappresentare qualche cosa d’altro rispetto a quello che appare. Lavorate su quello che esso rappresenta.

20. Siate prudenti nel prendere rischi. 

Il tempo è genetico. Il presente è figlio del passato e padre del futuro. Il vostro lavoro di oggi crea il vostro futuro.

21. Ripetetevi. 

Se una cosa vi piace, fatela ancora. Se non vi piace, rifatela.

22. Createvi gli strumenti di lavoro.

Combinate i vostri strumenti per realizzare dei ‘pezzi unici’. Anche gli strumenti più semplici di cui siete in possesso possono aprirvi nuove strade inesplorate. Ricordate che gli strumenti amplificano le nostre potenzialità, per cui, anche piccoli strumenti possono determinare grandi differenze.

23. Imparate a stare sulle spalle di qualcun altro. 

Potete viaggiare più lontano, trasportati dalle scoperte e dai risultati di chi vi ha preceduto. E, dall’alto, la vista è molto più ampia.

24. Evitate il software. 

Il problema con i programmi è che ce li hanno tutti.

25. Non riordinate la vostra scrivania. 

Potreste trovare qualche cosa, di mattina, che non potrete più vedere la sera.

26. Non partecipare ai concorsi.

Non fatelo e basta. E’ una cosa che non va.

27. Leggete soltanto le pagine di sinistra. 

Lo faceva anche Marshall McLuhan. Diminuendo la quantità di informazioni, lasciando spazio per ciò che lui definiva il “nostro fantasticare”.

28. Create nuove parole. 

Espandete il lessico. Una realtà in continua evoluzione richiede nuovi modi di pensare, il pensiero nuove forme di espressione. Le nuove forme di espressione generano l’evoluzione della realtà.

29. Pensate con la vostra testa. 

Lasciate perdere la tecnologia. La creatività non dipende dagli aggeggi elettronici.

30. Organizzazione = Libertà. 

Le vere innovazioni, nel design, ma anche negli altri campi, avvengono in un ambiente. L’ambiente è solitamente una forma di attività diretta in modo collaborativo. Frank Gehry, per esempio, ha potuto realizzre Bilbao solo perché il suo studio è in grado di gestire il progetto in tempi e costi prefissati. Il mito della divisione tra “creativi” e amministrativi” è ciò che Leonard Cohen definisce una “graziosa invenzione del passato”.

31. Non fate debiti. 

Ancora una volta, un cosiglio di Frank Gehry. Solo mantenendo sotto controllo l’aspetto finanziario, possiamo mantenere l’indipendenza creativa. Non è un concetto tanto complicato e difficile, eppure, è incredibile come risulti difficile mantenere questo tipo di disciplina e quanti non ci siano riusciti.

32. Ascoltate con attenzione. 

Ogni collaborazione che entra nella nostra orbita porta con sé un mondo più diverso e complesso di quanto possiamo immaginare. Stando attenti anche ai particolari o alle sfumature delle loro esigenze, desideri o ambizioni, arricchiamo il nostro mondo di una parte del loro. Nessuno dei due sarà più lo stesso.

33. Viaggiate. 

L’ampiezza di banda del mondo è enormemente più ampia di quella del vostro televisore o della connessione a Internet e persino di quella di un ambiente grafico virtuale, interattivo in tempo reale, dinamico e object-oriented.

34. Siate più veloci nel fare errori. 

Non è un’idea mia – l’ho presa a prestito, credo che sia di Andy Grove.

35. Imitate. Senza vergognarvi. 

Cercate di copiare nel modo più esatto possibile. Non ci riuscirete mai completamente e la differenza potrebbe risultare davvero interessante. Basta che osserviamo la versione fatta da Richard Hamilton del grande calice in vetro di Marcel Duchamp, per renderci conto di quanto ricca, calunniata e sotto utilizzata sia la tecnica dell’imitazione.

36. Filatevela. 

Quando non vi vengono le parole giuste, fate come Ella: inventatevi qualcosa d’altro… ma, non delle parole.

37. Spaccate, tirate, curvate, schiacciate, spezzate, piegate. 

38. Esplorate l’altro lato.

C’è una grande libertà nell’evitare di risolvere le cose con la tecnologia. Talvolta, non riusciamo a trovare il capo della matassa perché lo stiamo calpestando sotto i piedi. Provate a usare una tecnologia sorpassata, resa obsoleta del ciclo vorticoso dal consumo, ma ancora ricca di potenziale creativo.

39. Pause caffè, giri in taxi, sale d’attesa.

La crescita vera, spesso, avviene al di fuori dei luoghi istituzionali, in spazi interstiziali – quelli che il Dr. Seuss chiama “luoghi dell’attesa”. Hans Ulrich Obrist organizzò una volta un evento su scienza e arte con tutti gli accessori tipici di una conferenza – ricevimenti, pranzi, accoglienza all’aeroporto, pettegolezzi – ma senza che ci fosse la conferenza. Sembra che sia stata un successo e che abbia moltiplicato rapporti e collaborazioni che sono tutt’ora attive.

40. Evitate le specializzazioni. 

Scavalcate le staccionate. I confini tra diverse categorie e le regole imposte da ordini o associazioni professionali sono tentativi di controllare lo sviluppo caotico della creatività. Spesso, sono sforzi comprensibili, finalizzati a mettere ordine in quello che è un insieme variegato e complesso, in continua evoluzione. Il nostro compito consiste nello scavalcare questi steccati per tagliare in mezzo ai campi.

41. Ridete. 

La gente che viene a trovarci in studio, spesso, ha da dire su quanto si ride qui dentro. Mi sono abituato a queste osservazioni e le prendo come un indicatore di quanto siamo a nostro agio nell’esprimere noi stessi.

42. Ricordate. 

La crescita è possibile solo come prodotto di una storia. Senza memoria, l’innovazione è semplicemente una trovata alla moda. La storia dà alla crescita una direzione. Ma la memoria non è mai perfetta. Ogni tipo di ricordo è un’immagine sfuocata o frammentaria di un momento o di un avvenimento. Questo è ciò che la rende identificabile come passato, in contrapposizione al presente. Vuol dire che ogni ricordo è nuovo, una ricostruzione parziale, diversa dall’originale e, come tale, un ingrediente della crescita.

43. Date potere alla gente. 

Il gioco funziona quando tutti sentono di avere il controllo del proprio ruolo. Non possiamo essere dei liberi professionisti se non siamo liberi.

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