Diario Quotidiano

Chi sono


Sono un curioso cronico, mi interesso di tutto ciò che riesce a stupirmi. Sono un animale sociale, sto bene con tutti o quasi; cerco sempre di cogliere dagli altri ciò che non sono. Non sono per niente paziente ma quando è necessario so aspettare, come quando smonto e rimonto orologi a palette Solari Udine. Non mi piace perdere tempo, per questo sono disordinato: finchè posso tengo tutto nella mia testa, ogni tanto dimentico ma se accade vuol dire che dovevo perdere qualcosa perchè c'è qualcos'altro di nuovo che è più importante. Nella vita faccio l'architetto, un giorno spero di diventarlo, nel frattempo mi occupo anche di comunicazione e ho creato e sto creando alcune startup. Fino ad ora ho cambiato 12 case e non vedo l'ora di passare alla tredicesima. Vado spesso a piedi ed in bici ed odio i pedoni che camminano sulle piste ciclabili ed i ciclisti che camminano sui marciapiedi. Sono sempre predisposto positivamente verso il prossimo, diffido solo delle persone estremamente ordinate e di chi non ti guarda mai negli occhi. Nella vita ho incominciato a fare qualcosa di cui vado orgoglioso: ho fondato e diretto per 12 anni una delle prime riviste digitali di architettura del web; ho fermato un ecomostro, ho vinto qualche concorso di architettura; ho smesso di fumare e dato il nome al MAXXI . Se riesco ad affrontare tutto con serenità e concentrazione è perchè la mia vita è serena ed appagata, perchè in fondo, sarà retorico dirlo ed ancor più scriverlo, ma è l'amore la cosa più importante, perchè da soli è bello vivere ma condividere è un altro passo!

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in Architettura

Generazione di fenomeni

Nel 2000, grazie alla matita di Marjane Satrapi, il mondo occidentale riscopre un Iran molto diverso da quanto si potesse immaginare. Persepolis, diventa un caso letterario di portata internazionale, quello che emerge sono i contrasti di un regime oppressivo e una nuova generazione assetata di libertà, modernità, voglia di vivere e rock and roll.

Per i giovani iraniani nulla è scontato, per loro ogni azione è una conquista e la lontananza da una cultura internazionale li rende ancora più assetati di scoprire, sapere. Per i giovani architetti iraniani la cultura dell’architettura contemporanea internazionale è una sorta di contestazione alla cultura architettonica del regime, retorica e legata ai canoni classici dell’architettura persiana. Proprio grazie a questa forte determinazione in Iran nasce e fiorisce in questi anni una straordinaria generazione di architetti i quali, seppur relegati in un territorio isolato dalla cultura occidentale, producono architetture contemporanee di straordinaria qualità. Nonostante questo i loro lavori sono ancora praticamente sconosciuti nel panorama internazionale.

Una piccola villa

Villa a Darvishaba. Progetto Pouya Khazaeli Parsa, Raistudio. Foto Mohsen Jazayeri, Mehrdad Emrani
Villa a Darvishaba. Progetto Pouya Khazaeli Parsa, Raistudio. Foto Mohsen Jazayeri, Mehrdad Emrani

Recentemente i meno distratti hanno visto su Domus un piccolo lavoro di Pouya Khazaeli Parsa, una originale villa a Darvishabad. Questo edificio coniuga  la tradizione locale a un formalismo dal sapore minimal modernista. L’aspetto è assolutamente moderno, ma la tipologia ricalca la tipica casa persiana staccata da terra per evitare l’umidità e distribuita intorno a una corte, la “hayat”, che in questo progetto è un imbuto di luce che attraversa l’edificio. Allo stesso tempo, la copertura piana ospita un terrazzo custodito da alte mura che riprende lo spazio aperto riservato delle case iraniane. Ma Khazaeli è solo la punta di un grande iceberg. I giovani studi sono molti e le realizzazioni degne di nota sono altrettanto numerose e originali.

 

Ayneh Office

Un aspetto comune a tutte queste architetture è il forte contrasto tra questi edifici, spesso talmente d’avanguardia che potrebbero colpire anche all’interno di un tessuto urbano di una qualsiasi città occidentale, e un contesto arcaico, polveroso, rurale.

Emblematico al riguardo è No Name shop realizzato nel 2012 da Ali Dehghani, Ali Soltani ed Atefeh Karbasi, fondatori e soci di Ayeneh Office.

di Najafabad troviamo un’architettura che sembra sia stata catapultata lì all’improvviso. Un volume rosso e vetrato, un intervento deciso per ospitare uno spazio commerciale. Quando lo studio ricevette l’incarico il committente desiderava uno spazio commerciale ma non sapeva esattamente poi come l’avrebbe utilizzato, se farne un’unica struttura commerciale o suddividerlo in diverse più piccole. Inoltre il lotto aveva una serie di vincoli sia geometrici che normativi: una lingua di terra molto stretta e allungata con un fronte molto limitato e un vincolo sull’altezza che non poteva superare gli edifici circostanti. Per questo il progetto prevede una grande elasticità. L’impianto planimetrico infatti prevede una serie di terrazzamenti che vanno a sfruttare il volume sotto il livello stradale: ogni terrazzamento può essere facilmente reso indipendente e quindi costituire una unità commerciale a parte.

Sempre di  Ayeneh Office, nella stessa cittadina di Najafabad,  troviamo A Beveled Building. Lo studio prende l’incarico quando parte della struttura era già stata realizzata. Il progetto originale aveva problemi di orientamento, per cui questo problema è diventato la risorsa, la soluzione al progetto. Le bucature vengono riorientate per mezzo di palpebre estradossate, in modo da evitare i riflessi di un orrendo edificio collocato proprio di fronte, e rivolte verso il paesaggio esterno.

Ryra studio 

Un altro giovanissimo studio degno di nota è Ryra Studio, fondato nel 2000 da Abbas Riahi Fard e Farinaz Razavi Nikoo. Il loro Vali-Asr Commercial Office Building nel 2010 ha vinto il World’s Best Office Building al WAF (World Architecture Festival). Il progetto, realizzato a Teheran nel 2009, è un edificio di oltre 1000 mq disposto su quattro livelli. L’idea di progetto è tutta basata sulla pelle dell’edificio, una trama lucida, realizzata in listoni di marmo brasiliano che nel loro emergere e rientrare definiscono le bucature.

Ehsan Pood Textile Factory, Shokuhieh industrial district, Qom City. Progetto Abbas Riahi Far, Hooman Balazadeh e Kamran Heirati. Foto Parham Taghioff
Ehsan Pood Textile Factory, Shokuhieh industrial district, Qom City. Progetto Abbas Riahi Far, Hooman Balazadeh e Kamran Heirati. Foto Parham Taghioff

L’Ehsan Pood Textile Factory, progettato da Abbas Riahi Far insieme a Hooman Balazadeh e Kamran Heirati, invece è un edificio industriale che si trova nella zona di Shokuhieh, vicino a Qom City. La richiesta della committenza era un’architettura monumentale che simbolicamente ricordasse l’industria tessile diventando un punto di riferimento per la zona. L’organizzazione degli spazi è basata sul collegamento di due nuclei attraverso una copertura a ponte lunga 70 metri e sostenuta da una struttura a traliccio, in modo da evitare colonne che avrebbero compromesso l’idea del progetto.

Completamente diverso dal punto di vista formale è il Barin Sky Resort. L’edificio si trova a Shemshak, una località sciistica ad appena mezz’ora di macchina da Teheran. Quando lo studio ha ricevuto l’incarico la struttura portante dell’edificio era già stata realizzata. Il precedente progetto prevedeva un banale volume a forma di parallelepipedo, ma questa forma è sembrata fin dal primo momento estranea al contesto naturale. L’idea poi realizzata, quindi, è stata quella di ispirarsi direttamente alla natura, il prospetto esterno sembra un enorme blocco di ghiaccio scolpito dal vento. All’interno le 67 camere, tutte diverse tra loro, rimandano all’architettura a cupola degli igloo, costituita da vari strati di Corian. Gli arredi sono interamente integrati e ricavati in questo guscio. Questo approccio continua anche negli spazi di distribuzione che appaiono come cavità organiche. Nessun angolo, nessuna  linea retta, solo spazi fluidi che restituiscono un’immagine molto suggestiva e organica.

 

.ReNa. Office

Le forme cambiano ma la qualità dei progetti è sempre molto elevata. Molto interessante è il lavoro del giovanissimo studio .ReNa. Office  guidato dall’architetto Reza Najafian. Afsharian house è un originale edificio residenziale realizzato nella città di Kermanshah. L’idea alla base del progetto è realizzare una residenza capace di crescere nel tempo insieme alla famiglia. La committenza, infatti, ha previsto la realizzazione dei primi tre livelli sufficienti per la loro famiglia attuale costituita dalla coppia e i loro due figli, ma con la possibilità di aggiungere altri livelli nel momento in cui i figli saranno grandi. La soluzione proposta non è affatto banale, il principio di modularità e possibilità di implementazione avrebbe portato a pensare a un edificio con una tipologia del piano ripetuta, invece Reza Najafian propone una soluzione formale molto originale. Il taglio che attraversa la facciata definisce l’ingresso dell’edificio e  crea una continuità verticale; inoltre dal punto di vista compositivo il colore bianco che emerge dal taglio contrasta e dà equilibrio alla facciata in legno, che altrimenti sarebbe risultata banale.

 

Next Office 

Estremamente di avanguardia è il lavoro di Next Office, studio guidato dal giovane architetto Alireza Taghaboni. La Sharifi-ha House è una casa unifamiliare che lascia senza parole. Il concetto alla base di questo progetto è la flessibilità. L’immagine dello spazio interno, così come la configurazione formale del prospetto, risponde direttamente alla rotazione delle scatole di legno presenti sul prospetto dell’edificio e che portano il volume a diventare aperto o chiuso, ottenendo carattere introverso o estroverso.

Sharifi-ha House, Darrous, Tehran. Progetto Next Office. Foto Parham Taghiof
Sharifi-ha House, Darrous, Tehran. Progetto Next Office. Foto Parham Taghiof

Questi cambiamenti possono verificarsi in base al mutare delle stagioni o in base a necessità funzionali planimetriche. Dal punto di vista tecnologico il meccanismo di rotazione è piuttosto semplice, lo stesso metodo che viene impiegato nel muovere le scene teatrali. Piuttosto è stato complesso il calcolo strutturale che ha dovuto tener conto di una distribuzione di carichi diversa a causa delle possibili configurazioni.

Sharifi-ha House, Darrous, Tehran. Progetto Next Office. Foto Salar Motahari
Sharifi-ha House, Darrous, Tehran. Progetto Next Office. Foto Salar Motahari

Questo gioco di apertura e chiusura non è un capriccio formale, ma è un’interpretazione contemporanea della casa tradizionale iraniana nella quale troviamo il Zemestan-Neshin (soggiorno invernale) e il  Taabestan-Neshin (soggiorno estivo). Inoltre, come molto spesso accade in questi territori, il lotto è molto stretto e lungo, le facciate quindi tendono a essere piuttosto piatte e la rotazione di questi elementi sul prospetto riesce a superare questo limite e produrre un’immagine tridimensionale.

D’estate la Sharifi-ha House è  un volume aperto e trasparente con ampie terrazze. Al contrario, durante i mesi  invernali freddi e nevosi di Teheran il volume si chiude, le terrazze scompaiono e le aperture diventano minime. Queste modifiche influiscono positivamente anche dal punto di vista della sostenibilità dell’edificio, riducendo notevolmente i consumi di energia. All’interno lo spazio è notevole, i piani sono complessivamente sette tra quelli interrati e quelli fuori terra. Lo spazio è molto fluido grazie alle doppie altezze e i passaggi sospesi.

Questo è solo un piccolo assaggio di quanto sta accadendo in Iran, un territorio nel quale da troppo tempo mancava la cultura dell’architettura e che ora finalmente può vantare una nuova generazione di architetti di alto profilo.

Questo è solo un piccolo assaggio di quanto sta accadendo in Iran, un territorio nel quale da troppo tempo mancava la cultura dell’architettura e che ora finalmente può vantare una nuova generazione di architetti di alto profilo.

Pubblicato su L'Architetto, Rivista del Consiglio Nazionale degli Architetti Paesaggisti e Pianificatori Dicembre 2014

 

 

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