La Guerra dell’Olio: dalla Tunisia ai piccoli produttori italiani. L’analisi politica e la ricerca della qualità. – Diario Quotidiano
 
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Sono un curioso cronico, mi interesso di tutto ciò che riesce a stupirmi. Sono un animale sociale, sto bene con tutti o quasi; cerco sempre di cogliere dagli altri ciò che non sono. Non sono per niente paziente ma quando è necessario so aspettare, come quando smonto e rimonto orologi a palette Solari Udine. Non mi piace perdere tempo, per questo sono disordinato: finchè posso tengo tutto nella mia testa, ogni tanto dimentico ma se accade vuol dire che dovevo perdere qualcosa perchè c'è qualcos'altro di nuovo che è più importante. Nella vita faccio l'architetto, un giorno spero di diventarlo, nel frattempo mi occupo anche di comunicazione e ho creato e sto creando alcune startup. Fino ad ora ho cambiato 12 case e non vedo l'ora di passare alla tredicesima. Vado spesso a piedi ed in bici ed odio i pedoni che camminano sulle piste ciclabili ed i ciclisti che camminano sui marciapiedi. Sono sempre predisposto positivamente verso il prossimo, diffido solo delle persone estremamente ordinate e di chi non ti guarda mai negli occhi. Nella vita ho incominciato a fare qualcosa di cui vado orgoglioso: ho fondato e diretto per 12 anni una delle prime riviste digitali di architettura del web; ho fermato un ecomostro, ho vinto qualche concorso di architettura; ho smesso di fumare e dato il nome al MAXXI . Se riesco ad affrontare tutto con serenità e concentrazione è perchè la mia vita è serena ed appagata, perchè in fondo, sarà retorico dirlo ed ancor più scriverlo, ma è l'amore la cosa più importante, perchè da soli è bello vivere ma condividere è un altro passo!

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La Guerra dell’Olio: dalla Tunisia ai piccoli produttori italiani. L’analisi politica e la ricerca della qualità.

L’Italia sta piano piano cedendo il passo ai nuovi produttori di olio come la Tunisia che si appresta ad essere nei prossimi anni tra i primi 3 produttori al mondo. Le quantità aumentano e la qualità rischia di scendere. Un approfondimento per chi vuole capire cosa sta succedendo in Europa e come difendersi e riconoscere un olio extravergine di oliva eccellente.


 

Proprio in questi giorni si sono riaccesi i riflettori a causa della vicenda dell’eliminazione dei dazi sulle esportazioni in Europa dell’olio tunisino. Una polemica che investe il nostro paese in prima linea sia per le ripercussioni economiche, sia per la preoccupazione che arrivi nelle nostre tavole olio di scarsa qualità. Cerchiamo di affrontare con ordine queste due problematiche partendo dagli aspetti economici.

LA QUESTIONE ECONOMICA

i principali produttori di Olio d'oliva (http://www.salvalolio.com)
i principali produttori di Olio d’oliva (http://www.salvalolio.com)

I maggiori paesi produttori di olio d’oliva sono concentrati nel bacino del mediterraneo: con una superficie di 9 milioni di ettari pari a circa 750 milioni di olivi 4 paesi rappresentano oltre il 90% del patrimonio olivicolo ed oltre il 95% circa della produzione di olio a livello mondiale. Per molto tempo la posizione di primo produttore è stata a lungo contesa da Italia e Spagna. Fino alla prima metà degli anni ottanta  l’Italia aveva il primato, ma gradualmente, dalla fine degli anni ottanta la Spagna, grazie ad un massiccio investimento dei fondi europei, ha preso il sopravvento con produzioni incredibili: la produzione spagnola è più che raddoppiata, passando da pocomeno di 400 mila tonnellate dalla fine degli anni settanta ai 900 mila tonnellate alla fine degli anni ’90. Oggi la Spagna produce circa il 35% dell’olio d’oliva a livello mondiale, contro il 21,5% dell’Italia.* In Tunisia nel frattempo tra il biennio 1961-62 e il biennio 1996-97 la produzione è aumentata di quasi cinque volte. Nel panorama internazionale inoltre ci sono paesi come l’Australia, il Giappone e l’Argentina che ultimamente stanno investendo nella prodzione di olio d’oliva con delle crescite importanti e che nei prossimi anni potrebbero diventare significative. Il business dell’olio è in crescita e sembra redditizio per cui nel futuro probabilmente dovremo aspettarci che la diffusione della coltivazione dell’oliva si diffonda sempre di più anche in paesi dove attualmente non esiste produzione. Secondo i dati del COI, Consiglio Oleicolo Internazionale, la Tunisia attualmente è il principale produttore di olio del nord Africa, ha prodotto nell’ultimo anno 140’000 tonnellate di olio d’oliva di questo ben 115’000 tonnellate sono destinate all’esportazione. Con questi numeri prapresenta il quarto produttore al mondo di olio. Nell’ultimo periodo 2015/2016 la Spagna  ha raggiunto una produzione di ben 1 milione e 300’000 tollellate di olio d’oliva, la Grecia 350’000 tollellate e Italia 300’000 tonnellate.

Analizzando i rapporti import/export di olio la Grecia non importa nè esporta, in pratica è autosufficiente, la Spagna produce moltissimo,  è un grande consumatore e  ne importa appena 50’000 tonnellate l’anno come l’Italia che invece, a fronte di una produzione attualmente molto inferiore, solo l’anno scorso ha importato ben 66’000 tonnellate di olio, ed esportato circa 200’000 tonnellate.  Il resto dell’Europa, tranne modeste quantità in Portogallo e Francia, non è interessato alla produzione e tutto il nord Europa culturalmente usa grassi animali come il burro e non importa se non in minima parte l’olio d’oliva.

La proposta di incrementare l’import extra di olio tunisino in Ue nasce per aiutare il paese mediterraneo colpito dal terrorismo. Grazie a questa proposta la Tunisia potrà esportare in Europa a dazio zero 35’000 tonnellate di olio per il 2016 ed altrettante per il 2017. Alla luce dei dati che abbiamo analizzato la quantità non è affatto trascurabile e si aggiunge alle 56’700 tonnellate che attualmente ogni anno esporta la Tunisia in UE. Secondo l’ultima stesura, a seguito delle proteste dei produttori italiani e spagnoli, sembra che tale misura sia limitata solo a questo biennio e non sia prorogabile

Marielle de Sarnez
Marielle de Sarnez

L’approvazione di questo aiuto è una buona notizia per la Tunisia, in un momento di difficoltà e sfide per il paese. Gli attacchi terroristici dello scorso anno non erano casuali, battere la Tunisia perché è sulla strada giusta. Gli attacchi hanno danneggiato l’economia e il turismo. Il tasso di disoccupazione è molto alto, soprattutto tra i giovani e giovani laureati. Inoltre, la vicinanza della Libia è un altro fattore destabilizzante “, ha affermato Marielle de Sarnez autrice della proposta e responsabile dell’iter parlamentare.

il Parlamento europeo
il Parlamento europeo (Photo credit should read FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images)

La proposta è stata passata con 500 voti a favore, 107 contrari e 42 astensioni. Chi sono i contrari? gli italiani? Sembrerebbe proprio di no: dei 15 europarlamentari italiani ben 12 hanno votato favorevolmente e sono: Mercedes Bresso (Partito Democratico), Sergio Cofferati (Partito Democratico), Andrea Cozzolino (Partito Democratico), Roberto Gualtieri (Partito Democratico), Cécile Kyenge (Partito Democratico), Antonio Panzeri (Partito Democratico). Massimo Paolucci (Partito Democratico), Gianni Pittella (Partito Democratico), David Sassoli (Partito Democratico), Renato Soru (Partito Democratico), Patrizia Toia, Flavio Zanonato (Partito Democratico).Si sono astenuti: Curzio Maltese, Elly Schlein e Barbara Spinelli. Certamente è comprensibile che gran parte degli europarlamentari possa aver votato favorevolmente in quanto solo 3 paesi, ovvero Italia, Spagna e Grecia, sono direttamente interessati. Non si comprende però come mai anche gli europarlamentari italiani abbiano votato a favore. Negli ultimi anni l’Italia ha perso posizioni ed il mercato interno già soffre moltissimo, senza contare la problematica della xylella e come la stessa Europa ci ha imposto di abbattere i nostri ulivi secolari.

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Pianta l’Ulivo abbattuta per la Xylella

LA QUALITA’ DELL’OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA

Secondo la normativa europea (direttiva 136/66/CEE – Reg.CE 2568/91 – Reg.CE 1989/03) affinché un olio d’oliva possa definirsi extravergine è necessario che sia ottenuto da una spremitura a bassa temperatura e che il valore massimo di acidità non superi lo 0,8%. L’acidità non è l’unico elemento che determina la qualità ma certamente una bassa acidità è sintomo di un olio di migliore qualità. L’aumento dell’acidità è determinato da diversi fattori ed aumenta quando le olive sono danneggiate, oppure quando risultano infestate da alcuni insetti o ancora quando vengono la spremitura non è immediata ed intercorrono diversi giorni dalla raccolta. Molti credono che un olio troppo piccante o troppo amaro sia acido e quindi di scarsa qualità e preferiscono un olio “dolce”. La realtà è esattamente opposta: il piccante e l’amaro sono elementi di grande qualità dell’olio e  connotano una forte presenza di polifenoli.

Frantoio tradizionale a pressa e friscoli tunisino
Frantoio tradizionale a pressa e friscoli tunisino

Per garantire una bassa acidità, e quindi uno standard di qualità elevato, bisogna quindi rispettare poche e semplici ma fondamentali regole: raccogliere non troppo tardi, utilizzare le cassette invece dei sacchi, portare alla molitura lo stesso giorno, utilizzare un sistema di estrazione continuo e non a pressa. Poi la differenza la fa la stagione ed il cultivar ovvero la varietàdi oliva. In Italia abbiamo ben 538 varietà, circa il 42% del patrimonio mondiale a fronte delle 30-30 spagnole e 14 tunisine, solo per fare un esempio. Solo in Abruzzo abbiamo oltre 25 varietà.

Le odierne tecnologie di raccolta ed il rispetto di rigidi disciplinari hanno portato oggi a rendere il limite di acidità di 0,8% ormai superato in quanto ormai un valore troppo elevato per un olio che vuole definirsi di prima qualità. Con un limite di acidità così alto ovviamente trovano terreno fertile nel mercato anche olii di scarsa qualità. I produttori tunisini, ad esempio,  sono ancora fortemente legati alle vecchie tradizioni: nella maggior parte del paese la stagione della raccolta inizia a fine novembre e finisce a fine aprile, quando le olive iniziano a diventare nere, il rendimento è maggiore ma a scapito della qualità. Inoltre le olive vengono conservate in sacchi di plastica invece che nelle cassette e spesso attendono molto tempo prima di essere molite: la produzione negli ultimi anni è aumentata vertiginosamente e le file di pickup davanti ai frantoi sono lunghissime e durano a volte giorni. Infine  il sistema di spemitura più diffuso è quello a spressa con friscoli, un sistema che favorische lo sviluppo di una carica batterica e che quindi produce in pochi mesi il decadimento delle qualità organolettiche dell’olio prodotto. L’Olio tunisino costa appena a 2€ a litro e quindi è molto allettante per i produttori utilizzarlo per tagliare i nostri olii.

Un olio italiano di qualità non può costare meno di 9-10€ a litro ma il suo valore sarebbe ancora maggiore se non dovesse competere con prodotti di scarsa qualità a causa di una politica che non garantisce la qualità e grazie alla quale un olio per essere definito extravergine di oliva basta che non super un tasso di acidità libera oggi ridicolo.

Ma come possiamo difenderci da tutto questo? Un recente studio del Ministero delle politiche agricole ha svolto un progetto di ricerca relativo al monitoraggio degli alchil esteri (AE) nell’olio extra vergine di oliva.  Dal 2012 con Il cosiddetto “decreto sviluppo”, convertito dalla legge 7 agosto 2012 n. 134, la legislazione italiana ha sostenuto fattivamente questo orientamento stabilendo che gli oli extra vergini di oliva ottenuti da produzioni agricole italiane abbiano un contenuto in alchil esteri non superiore a 30 mg/kg, un quantitativo di gran lunga inferiore a quanto fissato dall’Unione Europea. Sulla base della sopracitata disposizione legislativa, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha richiesto la collaborazione del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura – Centro di Ricerca per l’Olivicoltura e l’Industria Olearia (CRA-OLI) Sede di Città S. Angelo (PE) per avviare un’azione di monitoraggio concernente la determinazione del contenuto di alchil esteri negli oli di oliva extra vergini prodotti nelle principali regioni olivicole italiane. Il progetto si chiama MONITORALCHIL hanno ci lavorato  gli abruzzesi Luciana Di Giacinto, Giuseppina Di Loreto, Gabriella Di Serio, Lucia Giansante, Angelo Faberi, Rosa Maria Marianella, Lorenzo Ricchetti, Enzo Perri, Arnaldo Serraiocco, Raffaella Vito.

Gli alchil esteri prendono origine principalmente da fenomeni fermentativi  e degradativi delle olive troppo mature, danneggiate o conservate in condizioni non ideali prima di essere lavorate. Questi processi producono metanolo ed etanolo che, combinandosi con gli acidi grassi formano gli alchil esteri. Questi ultimi, è bene ricordare, sono comunque sostanze chimiche naturali, assolutamente non pericolose per la salute, ma costituiscono un  indicatore della qualità dell’olio. La presenza di grandi quantità di questi composti all’interno dell’olio è un sintomo della scarsa qualità del prodotto stesso.

Oli extra vergini di elevata qualità non contengono praticamente alchilesteri al contrario degli oli ottenuti da olive che hanno subito processi fermentativi. Il limite fissato dal Reg. N. 61/2011/UE per la categoria “olio extra vergine di oliva” è stato di 75 mg/kg, oppure compreso tra 75 e 150 mg/kg se il rapporto tra esteri etilici e metilici non supera il valore di 1,5. Alla luce di quanto sposto il Decreto legge n. 83/2012, convertito dalla legge 7 agosto 2012 n. 134, all’art. 43 comma 1-bis [22], ha stabilito che un olio extravergine d’oliva, per potersi definire “100% italiano”, debba mantenere uno standard qualitativo decisamente superiore alla media e quindi un contenuto in alchil esteri non superiore a 30 mg/kg. La ricerca è stata effettuata sia su olii sfusi che su quelli imbottigliati, ecco in sintesi i risultati :

olio sfuso

olio sfuso

L’esame dei risultati ottenuti riguardo al contenuto di alchil esteri, ha evidenziato che su 228 campioni, 16 campioni sono risultati al di fuori del limite previsto ma solo cinque di essi hanno un rapporto FAEE/FAME al di sopra di 1.5 . Il contenuto medio di alchil esteri per i 228 campioni analizzati è pari a 25.4 mg/kg, inoltre, tra quelli che sono stati classificati extra vergini (n. 169 totali),  14 oli hanno un contenuto compreso tra 30 e 75 mg/Kg, pari all’8%. Limitatamente agli etil esteri, il cui contenuto medio è risultato di soli 10.4 mg/kg, la totalità degli oliclassificati extra vergini, ad eccezione di un solo campione, è risultata al di sotto dei limiti

olio  imbottigliato

olio imbottigliato

Per quel che riguarda il contenuto di alchil esteri negli oli imbottigliati, su 173 campioni solo 1 campione è risultato al di fuori del limite di 75 mg/Kg previsto ma con un rapporto FAEE/FAME al di sotto di 1.5. Il contenuto medio di alchil esteri per i 173 campioni analizzati è pari a 19.5 mg/kg, inoltre, tra quelli che sono stati classificati extra vergini (n. 144 totali), n. 25 oli hanno un contenuto compreso tra 30 e 75 mg/Kg, pari al 17%.

In conclusione possiamo affermare che il limite stabilito per il made in Italy per alcuni produttori sembra essere ancora un obiettivo da raggiungere. Per produrre un olio di grande qualità è necessaria molta cura ed attenzione nelle diverse fasi.  ottimizzare il processo tecnologico per l’ottenimento di un prodotto qualitativamente superiore.

COME RICONOSCERE UN OLIO DI QUALITA’

Non è semplice capire la qualità di un olio, non fidatevi del colore, a volte viene inserita clorofilla o coloranti per renderlo più verde, i sommelier dell’olio hanno bicchieri blu per non farsi influenzare dal colore, perchè nell’olio il colore non è importante.

Se acquistate un olio sfuso potrete assaggiarlo, e sentirne l’odore. Un olio di qualità è pungente, tendente al piccante ed amaro. Diffidate dell’olio dolce.

Se acquistate un olio imbottigliato un elemento di qualità è se nell’etichetta è presente la dicitura “100% prodotto in Italia” almeno saprete che gli achil esteri sono bassi e quindi l’olio sarà certamente di qualità.

in ogni caso diffidate di oli che costano meno di 7-8 euro a litro. L’olio non può costare troppo poco. In alcune zone del sud Italia dove c’è molta produzione è possibile acquistare olio di ottima qualità anche a cifre inferiori se si acquistano almeno 20 30 litri ma non è una regola.

*fonte Consiglio Oleicolo Internazionale http://www.internationaloliveoil.org

One Comment

  1. Sulla questione dell’olio tunisino si scrive tanto e giustamente. Chi approva l’arrivo dell’olio tunisino sul mercato europeo sostiene che la Tunisia della essere aiutata a uscire dalle secche economiche nelle quali si è cacciata. Forse, questa può essere una strada utile a frenare l’emigrazione dal nor dell’Africa, che è a tre passi da noi. Sul mercato italiano circolano centinaia di tipi di olio di oliva di incerta provenienza. Sarà il consumatore a fare delle scelte. Importante sarebbe che la etichettatura fosse regolamentata con severità per evitare truffe e danni alla salute dei consumatori.

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