L’architettura contemporanea ha sbagliato ruolo – Diario Quotidiano
 
Diario Quotidiano

Chi sono


Sono un curioso cronico, mi interesso di tutto ciò che riesce a stupirmi. Sono un animale sociale, sto bene con tutti o quasi; cerco sempre di cogliere dagli altri ciò che non sono. Non sono per niente paziente ma quando è necessario so aspettare, come quando smonto e rimonto orologi a palette Solari Udine. Non mi piace perdere tempo, per questo sono disordinato: finchè posso tengo tutto nella mia testa, ogni tanto dimentico ma se accade vuol dire che dovevo perdere qualcosa perchè c'è qualcos'altro di nuovo che è più importante. Nella vita faccio l'architetto, un giorno spero di diventarlo, nel frattempo mi occupo anche di comunicazione e ho creato e sto creando alcune startup. Fino ad ora ho cambiato 12 case e non vedo l'ora di passare alla tredicesima. Vado spesso a piedi ed in bici ed odio i pedoni che camminano sulle piste ciclabili ed i ciclisti che camminano sui marciapiedi. Sono sempre predisposto positivamente verso il prossimo, diffido solo delle persone estremamente ordinate e di chi non ti guarda mai negli occhi. Nella vita ho incominciato a fare qualcosa di cui vado orgoglioso: ho fondato e diretto per 12 anni una delle prime riviste digitali di architettura del web; ho fermato un ecomostro, ho vinto qualche concorso di architettura; ho smesso di fumare e dato il nome al MAXXI . Se riesco ad affrontare tutto con serenità e concentrazione è perchè la mia vita è serena ed appagata, perchè in fondo, sarà retorico dirlo ed ancor più scriverlo, ma è l'amore la cosa più importante, perchè da soli è bello vivere ma condividere è un altro passo!

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L’architettura contemporanea ha sbagliato ruolo

Siamo in piena era di dinosauri, torri che oggi farebbero impallidire il più grande tra i Sauropodi: mostri goffi, spesso retorici, che diventano obsoleti ancor prima di essere terminati. I complessi dei paesi emergenti alimentano queste dinamiche, ergono torri sempre più alte come un ipodotato si imbottisce le mutande di ovatta. Questo sembra essere oggi il ruolo dell’architettura, o meglio ciò a cui si piega, schiava di un sistema di poteri, esaudisce le più imprevedibili richieste senza obiettare, senza mettere in campo il proprio bagaglio teorico-critico e di ricerca. Nonostante la profonda riflessione teorica sul ruolo sociale dell’architettura, essa, nelle manifestazioni più importanti, nutre esclusivamente la cultura dell’io. La asseconda e la moltiplica, attraverso la propria grande potenzialità mediatica. L’architettura oggi è ancora lo spot dallo Status Symbol più elevato. Nell’era in cui l’immagine è tutto, l’architettura diventa solo questione di pelle, blob vs box ed altri stupidi slogan del genere animano il dibattito tra le sette culturali. Nel frattempo le metropoli si trasformano in luna park, tendono a somigliarsi sempre di più, ridicole come vecchie babbione che si truccano da adolescenti, spalmandosi quintali di colore tra le profonde rughe della pelle ormai cadente, riproducendo immagini che suscitano un dolente pirandelliano umorismo . Architettura come operazione di maquillage e non come scenografia ideale di una comunità evoluta. Architettura che non ricerca alcun segno di continuità e di relazione con il resto della città, “fanculo il contesto” come dice Koolhaas. Ma lo stesso Koolhaas nel suo fare architettura si contraddice realizzando mostri come la CCTV di Pechino, dove la performance tecnica diventa grande protagonista per celare la scarsità del valore estetico. L’omologazione della società produce l’architettura contemporanea. Il regresso culturale degli ultimissimi decenni è preoccupante, la conoscenza, il sapere e la memoria si sono spostati su internet, negli ultimi tempi anche le nostre relazioni. L’architettura ha sempre meno bisogno di essere vissuta, l’importante e che colpisca il più possibile, in competizione con il tessuto urbano come le insegne di Las Vegas. Non importa a che cosa serve e se funziona, l’importante è che si faccia notare. Tra interno ed esterno di questi edifici spesso non esistono relazioni: appartamenti, uffici, centri commerciali, teatri, parcheggi … coesistono all’interno in maniera assolutamente indifferente. L’architettura deve recuperare un ruolo didascalico e culturale nella società contemporanea, deve saper creare spazi di aggregazione che riportino al centro la collettività, deve tornare ad occuparsi della dimensione umana e sociale, cercando di andare oltre la competizione estetica. Deve connotarsi come un’architettura sobria che possa ritrovare dal punto di vista formale quel valore di armonia che oggi ha perso. Il paradosso della città contemporanea è che all’ombra del competere degli edifici simbolo esiste l’altra dimensione: la città omologata, identica in qualsiasi parte del mondo: centri commerciali, aeroporti, parchi… prime tipologie della città globale che sta cancellando in un arco brevissimo di tempo le identità culturali createsi nei secoli.

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