Diario Quotidiano

Chi sono


Sono un curioso cronico, mi interesso di tutto ciò che riesce a stupirmi. Sono un animale sociale, sto bene con tutti o quasi; cerco sempre di cogliere dagli altri ciò che non sono. Non sono per niente paziente ma quando è necessario so aspettare, come quando smonto e rimonto orologi a palette Solari Udine. Non mi piace perdere tempo, per questo sono disordinato: finchè posso tengo tutto nella mia testa, ogni tanto dimentico ma se accade vuol dire che dovevo perdere qualcosa perchè c'è qualcos'altro di nuovo che è più importante. Nella vita faccio l'architetto, un giorno spero di diventarlo, nel frattempo mi occupo anche di comunicazione e ho creato e sto creando alcune startup. Fino ad ora ho cambiato 12 case e non vedo l'ora di passare alla tredicesima. Vado spesso a piedi ed in bici ed odio i pedoni che camminano sulle piste ciclabili ed i ciclisti che camminano sui marciapiedi. Sono sempre predisposto positivamente verso il prossimo, diffido solo delle persone estremamente ordinate e di chi non ti guarda mai negli occhi. Nella vita ho incominciato a fare qualcosa di cui vado orgoglioso: ho fondato e diretto per 12 anni una delle prime riviste digitali di architettura del web; ho fermato un ecomostro, ho vinto qualche concorso di architettura; ho smesso di fumare e dato il nome al MAXXI . Se riesco ad affrontare tutto con serenità e concentrazione è perchè la mia vita è serena ed appagata, perchè in fondo, sarà retorico dirlo ed ancor più scriverlo, ma è l'amore la cosa più importante, perchè da soli è bello vivere ma condividere è un altro passo!

Foto

in Politica e Territorio

Considerazioni “al margine”: Pescara e lo sgombero del Mercatino dei Senegalesi

Alle 4 di questa notte le forze dell’ordine hanno iniziato lo sgombero del mercatino dei senegalesi. Una notizia che ha diviso la città tra indignati e favorevoli. Se però diamo un’implicazione politica a questa azione rischiamo di non mettere a fuoco la questione. Cerchiamo perciò di ripercorrere tutte le tappe per comprendere la vicenza senza pregiudizie poi infine trarre delle considerazioni.

come e perchè nasce questo mercatino?

Il mercatino dei senegali inizialmente si chiamava mercatino etnico e nasceva con una finalità sociale ovvero favorire l’integrazione sociale attraverso la vendita di prodotti tipici dell’artigianato africicano.

l’evoluzione del mercatino etnico

Col passare del tempo però alle produzioni artigianali si è affiancata la vendita di merce comune che nel tempo è diventata l’attività principale relegando la vendita dei prodotti artigianali ad un ruolo marginale.  Dal mercatino etnico quindi si è passati ad un normale mercatino e poi sono comparsi i prodotti contraffatti: CD musicali, DVD, jeans, felpe, occhiali da sole, borse ecc… un vero  e proprio mercato del falso in pieno centro sotto gli occhi di tutti. Perfino Striscia la Notizia circa un anno fa aveva fatto un servizio proprio per segnalare il grave stato di degrato e di illegalità nel cuore della nostra città.

i tentativi di conciliazione

Arriviamo all’estate scorsa quando, anche a seguito delle pressioni mediatiche, dei commercianti e di molti cittadini, la giunta Alessandrini decide di affrontare la questione per rinquadrare nella legalità quello che negli anni era diventato un vero e proprio centro di smistamento di merce contraffatta. L’idea è quella di traslocare e concedere un’altra area a patto che però non ci siano più prodotti illegali. L’estate scorsa viene messa a disposizione della Regione Abruzzo una somma pari a 50’000€ proprio per rendere possibile questo trasloco presso un’area attrezzata. Questa notizia fa andare su tutte le furie l’opposizione ed una parte della cittadinanza. Allo stesso tempo rappresentanti della sinistra radicale come Maurizio Acerbo si schierano a difesa della comunità senegalese. La vicenda ormai ha assunto anche un significato politico.

la trattativa saltata

La trattativa a questo punto è complessa, l’amministrazione discute con la comunità senegalese e si scontra con le opposizioni dividendo l’opinione pubblica cittadina in due fazioni. Il risultato è che la trattativa salta ed il primo agosto dell’anno scorso arriva l’ordinanza di sgombero che poi, come sappiamo, dopo quattro giorni viene sospesa.

arriviamo ad oggi: le verifiche e lo sgombero

Dopo nove mesi e diversi tentativi tra i quali la possibilità di trasferire il mercatino in via de Gasperi arriviamo allo sgombero di questa notte. Prima di arrivare a questo punto però va riportato che allo scopo di regolarizzare la posizione di questi venditori era stato attivato uno specifico sportello per la regolarizzazione. Nonostante questo dei 139 venditori censiti ad oggi  si sono presentati allo sportello URP solo in 45. A questo punto arriva la verifica del dirigente Gaetano Silveri il quale chiede un intervento della polizia Municipale per verificare la presenza degli operatori commerciali indicati nell’elenco fornito dai rappresentanti dei commercianti extracomunitari. Dalla verifica viene fuori che la maggior parte degli operatori non è neanche più a Pescara, addirittura sembra che diversi siano tornati nel paese di origine. A questo punto al sindaco Alessandrini non rimangono molte alternative che vengono definitivamente archiviate dall’intervento del prefetto Francesco Provolo  il quale,  in una riunione operativa definendo «la acclarata illegalità che regna nello spazio occupato (ormai ritrovo di merce contraffatta o provente di furto) impedisce ulteriore tolleranza» invita il sindaco Alessandrini ad intervenire.

CONSIDERAZIONI “AL MARGINE”

Certamente quello che è accaduto oggi può aver toccato la sensibilità di molti, allo stesso tempo appagato il desiderio di legalità di altri, ma se rimaniamo legati a posizioni ideologiche rischiamo di cadere in un ragionamento non oggettivo incentrato su implicazioni politiche. Dovremmo in primis convenire tutti sul fatto che le regole e le leggi devono essere uguali per tutti e non possiamo cadere nel paradosso di quello che definirei  razzismo solidale dove si tende a favorire i soggetti sui quali sentiamo un senso di colpa sociale. La logica compensativa che spesso emerge in alcuni contesti culturali concettualmente non si discosta molto da posizioni razziste perchè all’origine riconosce e sancisce un’inferiorità considerandola come presupposto di legittimazione di un diritto, un diritto che non viene riconosciutoallo stesso modo a tutti i soggetti. E’ questa una degenerazione del valore di solidarietà che però non può prescindere da una principio di uguaglianza di trattamento. Per questo è sbagliato concedere ai senegalesi un’occupazione di suolo pubblico gratuita ed allo stesso tempo la vendita senza licenze addirittura di merce contraffatta. Una società civile non può ammettere una tolleranza oltre il buon senso ed allo stesso tempo pretendere da un’altra parte della società il rispetto rigido di regole. Il principio di solidarietà ci deve essere ma alla base deve prima esserci un rispetto delle regole universalmente valido per tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *