Diario Quotidiano

Chi sono


Sono un curioso cronico, mi interesso di tutto ciò che riesce a stupirmi. Sono un animale sociale, sto bene con tutti o quasi; cerco sempre di cogliere dagli altri ciò che non sono. Non sono per niente paziente ma quando è necessario so aspettare, come quando smonto e rimonto orologi a palette Solari Udine. Non mi piace perdere tempo, per questo sono disordinato: finchè posso tengo tutto nella mia testa, ogni tanto dimentico ma se accade vuol dire che dovevo perdere qualcosa perchè c'è qualcos'altro di nuovo che è più importante. Nella vita faccio l'architetto, un giorno spero di diventarlo, nel frattempo mi occupo anche di comunicazione e ho creato e sto creando alcune startup. Fino ad ora ho cambiato 12 case e non vedo l'ora di passare alla tredicesima. Vado spesso a piedi ed in bici ed odio i pedoni che camminano sulle piste ciclabili ed i ciclisti che camminano sui marciapiedi. Sono sempre predisposto positivamente verso il prossimo, diffido solo delle persone estremamente ordinate e di chi non ti guarda mai negli occhi. Nella vita ho incominciato a fare qualcosa di cui vado orgoglioso: ho fondato e diretto per 12 anni una delle prime riviste digitali di architettura del web; ho fermato un ecomostro, ho vinto qualche concorso di architettura; ho smesso di fumare e dato il nome al MAXXI . Se riesco ad affrontare tutto con serenità e concentrazione è perchè la mia vita è serena ed appagata, perchè in fondo, sarà retorico dirlo ed ancor più scriverlo, ma è l'amore la cosa più importante, perchè da soli è bello vivere ma condividere è un altro passo!

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in Politica e Territorio

Sì o No, oltre gli slogan elettorali: tutto quello che dobbiamo sapere di questa riforma costituzionale

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In queste ultime settimane, come era prevedibile, la campagna elettorale per il Referendum Costituzionale ha ulteriormente radicalizzato le posizioni. Purtroppo questo clima non fa bene a chi vuole cercare di comprendere concretamente i contenuti e quali potrebbero eventuali vantaggi o svantaggi di questa riforma aldilà degli slogan elettorali.

In questo articolo sarò forse noioso in alcuni tratti ma sarà necessario per poter affrontare il contenuto senza alcuna strumentalizzazione politica. Non mi interessa se Renzi andrà o no a casa e se ha cambiato idea, queste riflessioni politiche sono a mio parere irrilevanti rispetto a ciò che è in gioco: la nostra Costituzione.

I punti fondamentali per i quali si è chiamati ad esprimere un consenso sono 4:

          • Superamento del bicameralismo paritario
          • il contenimento dei costi della politica
          • la soppressione del CNEL
          • La revisione del titolo V della parte II della Costituzione

In realtà, come andremo a vedere la proposta di modifica costituzionale interviene anche su altri temi che andremo ad affrontare. Nel complesso le modifiche che si introducono per intervenire su questi 4 temi investono oltre 40 articoli dei 139 dell’attuale Costituzione. Una serie di modifiche che se dovessero passare, come abbiamo detto sarebbero la più imponente modifica nella storia della Repubblica italiana. Andiamo ad esaminare i 4 macrotemi

il superamento del bicameralismo paritario

La volontà di questa riforma costituzionale firmata da Maria Elena Boschi e Matteo Renzi relativamente a questo tema è di semplificare l’iter per l’approvazione delle leggi. L’intento è assolutamente legittimo infatti il doppio passaggio Camera – Senato produce un iter burocratico complesso che in alcuni casi comporta un allungamento significativo dell’iter di approvazione delle leggi. Per questo è necessaria una riforma del Senato. “Tutta colpa del bicameralismo paritario” dicono in molti ma dietro questa frase si é approfondito abbastanza?
La semplificazione dell’iter in fondo é una mezza veritá. Secondo i dati ufficiali infatti su 252 leggi approvate dal Parlamento, 202 hanno seguito il normale iter senza intoppi mentre solo 50 hanno richiesto più di due letture ovvero il 20 per cento scarso ed a volte questo é servito per evitare strafalcioni. Se si considerano poi solo gli atti del governo i numeri scendono ulteriormente a poco più del 15 per cento. La durata media per le leggi di iniziativa del Governo con “navetta” é di  229 giorni contro i 156 giorni per quelle approvate secondo l’iter regolare e che rappresentano l’80% dei casi.

Sulla base di questi dati quindi la proposta di modifica non accelererà l’iter di tutte le leggi che dovranno essere approvate ma potrà incidere su appena il 20% di esse. Un reale vantaggio sarebbe stato quello di eliminazione del Senato. Con questa riforma quindi rimane in piedi il bicameralismo con un Senato ridotto che comunque comporterà sempre un doppio passaggio per l’approvazione.

IL CONTENIMENTO DEI COSTI DELLA POLITICA

Secondo la proposta di Riforma Costituzionale gli articoli 57, 58 e 59 specificano che i  Senatori della Repubblica non verranno più eletti dal popolo italiano tramite suffragio universale ma nominati su base regionale tra Consiglieri regionali e Sindaci, oltre 5 nominati direttamente dal Presidente della Repubblica. Il numero dei senatori scende da 315 a 100. I successivi articoli che riguardano il Senato, fino al 64, sono modificati in conseguenza di questi tre. Poi c’è l’articolo 70 che definisce tecnicamente l’attuazione delle modifiche del Senato.  Oltre la riduzione del numero dei membri del Senato, a contribuire al risparmio ci sarebbe la modifica di altri due articoli:

Quanto incidono sui costi della politica queste modifiche?

A fare i conti ci aiuta la Ragioneria di Stato, non siamo quindi di fronte a dati di parte: I dati ufficiali della Ragioneria dicono che il risparmio che avremo con la riduzione dei senatori includendo anche la soppressione del Cnel  sará di 57,7 milioni di euro: un misero 9%. Oggettivamente siamo ben lontani dagli oltre 500 milioni di euro dichiarati dalla Boschi. A questo dato però dovremmo aggiungere il risparmio dato dalla modifica dell’art. 114 e successivi: Abrogazione delle Province: grazie a questa modifica si completa l’iter di eliminazione di questi organi e scompare definitivamente il termine province le quali vanno definitivamente in pensione. Tuttavia questa modifica non incide sui bilanci in quanto gli attuali Presidenti della Provincia e gli organi dei consigli provinciali non sono remunerati, sono solo cariche onorifiche. Ma non è finita, un risparmio dovrebbe esserci anche grazie alla modifica dell’art. 122 relativo agli emolumenti dei consiglieri Regionali: con questa modifica viene stabilito un tetto massimo agli emolumenti dei consiglieri regionali che non possono superare quelli dei Sindaci dei Capoluogo di Regione. In realtà anche questa voce nonostante tanti slogan non comporterebbe un risparmio significativo, le stime indicano qualche decina di milione di euro ma la beffa è che in almeno 5 regioni (Lazio, Emilia Romagna, Campania, Lombardia e Puglia) addirittura gli emolumenti dei Consiglieri regionali crescerebbero in quanto lo stipendio del Sindaco capoluogo di provincia è superiore al loro. Tanto per fare un esempio, un consigliere regionale della Lombardia oggi porta a casa ogni mese 6.327 euro lordi di indennità oltre a 4.218 euro netti di rimborsi forfettari. In tutto si avvicina ai 7.000 netti. Il sindaco di Milano, invece, incassa 7.800 euro lordi al mese, come tutti i primi cittadini dei Comuni con oltre 500 mila abitanti. In pratica, il consigliere regionale si vedrebbe aumentare l’indennità di circa 1.500 euro lordi che, aggiunti ai rimborsi forfettari, porterebbero i suoi emolumenti mensili a 7.800 euro netti ovvero circa 800 in più di quanto percepisce attualmente. Concludendo possiamo affermare che il risparmio di questa riforma sarebbe di meno di 100 di milioni di euro l’anno, Un eventuale risparmio che incominceremo a sentire dopo il 2020, ovvero quando avremmo finito di ammortizzare il costo del referendum pari a 300 milioni di euro.

La revisione del titolo V della parte II della Costituzione

ovvero le Competenze Stato Regionie e LA SANITA’

La riforma costituzionale Boschi-Renzi prevede un dietrofront delle modifiche del Titolo V che erano state introdotte dal Governo Amato nel 2001. Sostanzialmente gli aspetti più rilevanti riguardano la Sanità. Finora, relativamente alla Sanità, tutto era regolamentato nell’articolo 117 della Costituzione. L’attuale costituzione prevede che le regioni, nel rispetto della Costituzione, abbiano facoltà di gestire in maniera autonoma tutto ciò che riguarda le disposizioni a tutela della salute. Lo Stato ha soltanto il compito di determinare i principi fondamentali, lasciando poi campo libero alle regioni sull’aspetto organizzativo. Tecnicamente questa impostazione si chiama  legislazione “concorrente”.  Con la riforma dell’articolo 117 Renzi- Boschi  si abolirebbe la legislazione concorrente e si passerebbe ad accentrare tutto nelle mani dello Stato.

Tale modifica viene giustificata da Boschi e Renzi con il costante conflitto di attribuzione che si forma alla Corte Costituzionale sulla legislazione concorrente alimentato dalle Regioni. Tuttavia è giusto riportare quanto emerge dai dati statistici ovvero che nel  il 75% dei casi è lo Stato che impugna le decisioni regionali e non il contrario. A fronte quindi di una riforma nel 2001 che voleva assumere il decentramento come spinta verso il federalismo, negli ultimi 16 anni si è osservato lo Stato alimentare il contenzioso verso le Regioni. Uno Stato che, di fatto, non accetta l’autonomia regionale. Va inoltre osservato che prima del 2001 la Sanità italiana verteva in condizioni critiche e proprio grazie all’aumento di autonomia diverse regioni virtuose sono riuscite ad avere una sanità modello (Emilia Romagna, Lombardia, Liguria, Toscana ecc…) In altre Regioni non è avvenuto lo stesso ma evidentemente il problema non è nelle leggi ma nella gestione politica. Anzi quello che si deve constatare è che laddove c’era un governo virtuoso della Regione si sono avuti gli strumenti legislativi per una sanità regionale estremamente funzionale. Con un accentramento si rischierebbe di  distruggere i modelli virtuosi ed appiattire al peggio il livello sanitario nazionale. Inoltre questo ritorno al vecchio centralismo produrrebbe nuovi contenziosi di fronte a a Corte Costituzionale generati da una eccessiva differenza tra le regioni a statuto ordinarie e quelle a statuto speciale che non sono interessate dalla Riforma

infine alcune considerazioni importanti su cui riflettere

Con un Senato di amministratori locali che decadono  e si rinnovano in funzione del loro mandato in modo non sicrono rispetto alle elezioni politiche della camera ed un eventuale scioglimento delle camere non agisce più sul Senato sono i presupposti certi per cui è probabile che si creino delle dinamiche di ingovernabilità dove un Senato basato su assetti territoriali attenderebbe  il voto delle elezioni politiche nazionali per la camera che potrebbero avere pesi ed equilibri molto differenti.

Inoltre il principio di portare i rappresentanti dei territori al Senato assolutamente positivo, così come proposto in questa riforma si trasforma in un piccolo esercito di nominati dai partiti che faranno gli interessi del partito e quindi seguiranno dinamiche della politica nazionale trasformando anche il voto territoriale in un voto politico e non quindi il contrario, ovvero portare le istanze territoriali in Parlamento. Una dinamica inquietante che potrebbe essere ulteriormente sostenuta da una legge elettorale dove non si decide più il politico da votare.

ma allora perché  tanta ostinazione da parte di Renzi?

E’ una domanda che si fanno in molti ed i motivi sono diversi, il principale probabilmente é quello di un grande vantaggio elettorale per i prossimi anni. Infatti se dovesse passare il SI il Senato questo sará costituito da sindaci e governatori e pertanto, grazie a questo escamotage il tanto temuto movimento 5 stelle seppure dovesse vincere le elezioni politiche e detenere la maggioranza nella Camera,  al Senato passerebbe ad un misero 5% per via della scarsa presenza nei comuni e nelle regioni e per questo non potrebbe governare a differenza del PD che grazie ad una presenza capillare sul territorio avrebbe almeno in Senato una presenza stimata di oltre l’80%. Purtroppo le riforme costituzionali non si dovrebbero scrivere in funzione di un eventuale vantaggio politico di una parte ma nell’interesse del paese. Proprio in virtù di questo i padri della patria quando hanno scritto l’attuale Costituzione  con l’articolo 139 hanno pensato proprio a questo pericolo ed avevano previsto il ricorso alreferendum se la riforma costituzionale non fosse stata approvata dai due terzi dei componenti delle Camere.

LA RIFLESSIONE DI CARATTERE POLITICO

L’unica riflessione di carattere politico che personalmente ritengo fondamentale è  se è legittimo ed opportuno che la più imponente riforma dalla nascita della Repubblica Italiana sia nata da un Parlamento eletto con un legge elettorale (il Porcellum) che é stata definita in parte incostituzionale e che, inoltre il Presidente del Consiglio Renzi ed il Ministro Boschi che l’anno firmata non siano stati eletti dal popolo italiano. Aldilà delle posizioni su un eventuale Sì o No a mio parere questo governo si sarebbe dovuto concentrare prima nella stesura di una legge elettorale idonea per dare poi al nuovo esecutivo regolarmente eletto la possibilità di fare le riforme necessarie in concertazione con le minoranze e magari condivise dai due terzi delle Camere e quindi senza la forzatura del referendum.


ALTRE MODIFICHE NON CITATE NEL QUESITO

Di seguito per chi vuole fare un ulteriore approfondimento una sintesi delle modifiche che riguardano altri temi non citati nel quesito referendario ma presenti della Riforma se dovesse passare il Sì

ARTICOLI 71 e 75: NUOVE REGOLE PER I REFERENDUM

Una modifica importante riguarda l’articolo 71 che sposta la soglia da 50’000 a 150’000 firme necessarie per richiedere un Referendum. Nell’articolo 75 inoltre si specifica che i Referendum possono essere approvati anche con la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni se però i firmatari iniziali sono stati oltre 800’000.

ARTICOLO 73: IL GIUDIZIO PREVENTIVO DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Questa modifica stabilisce una novità molto interessante ovvero che le leggi votate dal Parlamento possono essere sottoposte al giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale, su ricorso motivato presentato da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o da almeno un terzo dei componenti del Senato della Repubblica. In questo modo si dovrebbe limitare il rischio di promulgare leggi che poi successivamente potrebbero essere incostituzionali, come accaduto ad esempio alla legge elettorale del Porcellum.

Articoli  81, 119: IL PAREGGIO IN BILANCIO IN COSTITUZIONE

Tale proposta prende spunto dalla necessità di rafforzare l’impegno italiano a risanare le finanze pubbliche stabilendo un principio di equilibrio tra entrate e spese limitando l’autonomia finaziaria delle regioni a statuto ordinario. L’intento è quello di limitare il ricordo delle Regioni alla Corte Costituzionale per vedere tutelata la propria autonomia finanziaria rispetto alle disposizioni anche di dettaglio previste dalle norme statali. In realtà però ci sarà una differenza ancora più marcata rispetto ad oggi tra regioni ordinarie e regioni a statuto speciale che manterranno inalterati tutte le loro autonomie e questo potrebbe generare ricordi alla corte costituzionale dovuti proprio all’eccessiva differenza tra territori.

Facciamo un esempio. Prendiamo in considerazione l’ultimo comma dell’art. 119 che legittima l’indebitamento per Regioni e autonomie territoriali secondo la condizione perequativa: ‟per il complesso degli enti di ciascuna regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio” Ovvero, un ente territoriale può chiudere un bilancio in rosso solo se uno o più enti della stessa Regione compensino quel debito. Questo comma non chiarisce degli aspetti fondamentali che certamente genereranno molta confusione: cosa si intende per “complesso degli enti di ciascuna regione”? Le autonomie territoriali – Comuni, Province e Città Metropolitane – possono definirsi “enti di una Regione”? Se sì ciò sarebbe in contrasto con il principio stesso di autonomia previsto dall’art. 114 della Costituzione. Piuttosto sarebbe più corretto pensare che vadano definiti come enti territoriali autonomi situati nel territorio della Regione. Si potrebbe pensare che l’espressione “complesso degli enti di ciascuna regione”, sia riferita soltanto agli enti strumentali della Regione come ad esempio le Aziende Sanitarie. Non è chiaro infine se detto aggregato comprenda o meno la Regione stessa: la Regione infatti è uno degli enti che ha certamente facoltà di indebitarsi, ma non sembra agevole identificarla come ente della Regione stessa. Se ipotizziamo che la Regione sia esclusa dall’aggregato, il debito della Regione potrebbe compensarsi sul bilancio del complesso degli altri enti (Comuni, Province, Città metropolitane), mentre il debito di un ente locale potrebbe compensarsi solo sul bilancio degli altri enti locali, ma non su quello della Regione…

Articolo 83: ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Attualmente l’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per maggioranza di due terzi dell’assemblea e dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. La riforma costituzionale prevede invece che per l’elezione del Presidente della Repubblica, dal quarto scrutinio sia sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea e dal settimo scrutinio, la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

articolo 94: LA FIDUCIA

La Riforma Boschi-Renzi prevede che per la fiducia è necessaria solo il voto della Camera.

IL DOCUMENTO UFFICIALE DELLA CAMERA CON GLI ATTUALI ARTICOLI E QUELLI PROPOSTI:

http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ac0500n.pdf

 

 

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