Diario Quotidiano

Chi sono


Sono un curioso cronico, mi interesso di tutto ciò che riesce a stupirmi. Sono un animale sociale, sto bene con tutti o quasi; cerco sempre di cogliere dagli altri ciò che non sono. Non sono per niente paziente ma quando è necessario so aspettare, come quando smonto e rimonto orologi a palette Solari Udine. Non mi piace perdere tempo, per questo sono disordinato: finchè posso tengo tutto nella mia testa, ogni tanto dimentico ma se accade vuol dire che dovevo perdere qualcosa perchè c'è qualcos'altro di nuovo che è più importante. Nella vita faccio l'architetto, un giorno spero di diventarlo, nel frattempo mi occupo anche di comunicazione e ho creato e sto creando alcune startup. Fino ad ora ho cambiato 12 case e non vedo l'ora di passare alla tredicesima. Vado spesso a piedi ed in bici ed odio i pedoni che camminano sulle piste ciclabili ed i ciclisti che camminano sui marciapiedi. Sono sempre predisposto positivamente verso il prossimo, diffido solo delle persone estremamente ordinate e di chi non ti guarda mai negli occhi. Nella vita ho incominciato a fare qualcosa di cui vado orgoglioso: ho fondato e diretto per 12 anni una delle prime riviste digitali di architettura del web; ho fermato un ecomostro, ho vinto qualche concorso di architettura; ho smesso di fumare e dato il nome al MAXXI . Se riesco ad affrontare tutto con serenità e concentrazione è perchè la mia vita è serena ed appagata, perchè in fondo, sarà retorico dirlo ed ancor più scriverlo, ma è l'amore la cosa più importante, perchè da soli è bello vivere ma condividere è un altro passo!

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in Architettura - Politica e Territorio

UN PAESE FRAGILE E SENZA MEMORIA

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Viviamo su un territorio estremamente sismico ma nonostante questo continuiamo ad ignorare questo aspetto. Preferiamo una macchina da 50’000€ in garage e poi dormiamo dentro edifici in cartapesta. Purtroppo è questa la realtà di un paese dove l’apparenza viene prima della sostanza. Gli stessi incentivi statali premiano con uno sgravio fiscale del 50% se rinnovi l’arredamento, che sia divano, cucina o elettrodomestici ed il tetto di 96’000€  delle detrazioni per ristrutturazioni è ridicolo se si vuole intervenire a livello strutturale con un adeguamento sismico.

Questi sono i paradossi di un paese dove abbiamo una mappa della sismicità dettagliaissima ed allo stesso tempo una protezione civile che pochi paesi al mondo possono vantare. L’anello mancante è quello al centro di queste due eccellenze e senza il quale si perde il valore del tutto: la prevenzione attraverso l’adeguamento  e la progettazione di edifici antisismici.

Ad uccidere infatti non sono i terremoti ma le travi e i massi che costituiscono gli edifici incapaci di resistere alle forze della natura.

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mappa del rischio sismico

E’ inutile infatti mappare l’intera penisola per poi aspettare inermi il prossimo evento catastrofico e poi intervenire, se pure in modo eccellente, con la nostra protezione civile. E’ questo l’atteggiamento psicopatico con cui affrontiamo le emergenze. In questo modo, essendo un paese in continua emergenza, abbiamo formato una straordinaria protezione civile e l’emergenza è in Italia ormai qualcosa di ordinario. Viviamo tra un’emergenza ed un’altra: un terremoto catastrofico ogni 5 anni e nel frattempo un paio di alluvioni.

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Amatrice, disperazione

I costi in termini di vite umane ed economici di questo atteggiamento scriteriato sono pazzeschi e sopratutto dopo ogni lutto, dopo l’ultima città che viene rasa al suolo, dopo i funerali, i discorsi e le parate, piano piano, quatti quatti, si ritorna alla vita normale, tra un’emergenza  e l’altra, sperando nella buona sorte e che la prossima volta non capiti proprio a noi perchè in fondo quello che vedi in TV pensi sempre che capiti agli altri, che non faccia parte della tua vita.

La politica non ha mai voluto affrontare questo tema, probabilmente per due aspetti fondamentali legati più al consenso che al governo. Una riqualificazione struttturale del patrimonio edilizio è troppo dispendiosa ed in termini di ritorno di immagine è un’operazione troppo lunga in un paese dove in 150 anni abbiamo avuto 129 governi. Funzionano molto di più i bonus da 80€ o le green card, costano meno ed alzano lo share di gradimento in poche settimane. Ma in fondo la politica da quello che il popolo chiede e se noi italiani ci consoliamo dietro il contentino pre elettorale  siamo per primi responsabili della rovina del nostro paese.

Col passare dei giorni al clima di lutto e disperazione si sostituisce il dibattito dove ognuno si trasforna in esperto. Abbiamo iniziato a leggere tra blog, media e social una serie di ricette, soluzioni più o meno stravaganti, i tormentoni delle tragedie. Nonostante la complessità e delicatezza viene affrontato qualsiasi tema con leggerezza e superficialità. Dopo il Brexit metà degli italiani si erano trasformati in analisti economici, oggi all’improvviso invece si è alzato dal letto un popolo di esperti strutturisti e geologi. Siamo fatti così, a chiacchiere non ci batte nessuno, poi basta qualche settimana per dimenticarci delle catastrofi e tornare nella nostra quotidianeità, fino a quando arriverà il prossimo omicidio irrisolto e ci si trasformerà di nuovo tutti in giudici ed investigatori, naturalmente non prima di aver dispensato l’umanità delle soluzioni che potrebbero salvarci dal prossimo terremoto.

SOLUZIONI CONCRETE

Ma a che servono le critiche, non certo le chiacchiere, se poi non si proponono strade percorribili in modo realistico? Quali potrebbero essere delle soluzioni per cambiare strada?

Partiamo da quello che abbiamo che non è poco: una mappa dettagliata del rischio sismico ed una documentazione cronologica di tutti gli eventi.  Questo lavoro è la base per un piano nazionale di messa in sicurezza del patrimonio edilizio. Un lavoro che certamente è lungo e complesso per via degli aspetti morfologici del nostro territorio e del grande numero di edifici inconsistenti dal punto di vista sismico appare come un’impresa ciclopica. Un lavoro certamente dispendioso perchè i frutti non saranno immediati per cui inizialmente continueremo a pagare pegno delle prossime catastrofi e contestualmente dovremmo investire nella riqualificazione.

PARTIRE SUBITO DA DOVE IL RISCHIO SISMICO

ED IDROGEOLOGICO E’ ELEVATISSIMO

Mettere in sicurezza una nazione intera è un progetto ambizioso ma non impossibile e per farlo bisogna necessariamente affrontarlo per step intervenendo prima dove sappiamo che statisticamente la probabilità di un evento catastrofico sia alta nei prossimi anni. Concentrare lì gli inteventi è la prima scelta da fare e contestualmente introdurre l’obbligo di assicurazione degli edifici contro le calamità naturali. A questo punto molti  iniziano a storcere il naso.  D’altronde se siamo disposti a pagare l’assicurazione auto perchè ci dovremmo scandalizzare di assicurare i nostri edifici? Questa scelta permetterebbe la copertura economica sollevando lo Stato dalle spese per eventuali calamità future ed investire il denaro risparmiato in contributi a fondo perduto per detrazioni fiscali per interventi di risanamento strutturale.

A distanza di pochi anni i costi assicurativi contro le calamità  a seguito degli interventi di risanamento  e dall’aumento di stipule dovrebbero diminuire sensibilmente. Inoltre potrebbe essere prevista anche una franchigia a copertura parziale o totale garantita dallo Stato per sostenere le spese relative alle prime case per i nuclei familiari al di sotto di un certo reddito. Questa è la strada per inveritre la rotta, per non piangere più morti, per non dissanguardi economicamente ad ogni terremoto dietro il quale si crea purtroppo una speculazione impressionante. Pensiamo solo al terremoto dell’Irpinia che costò una cifra che oggi si aggirerebbe attorno ai 70 miliardi di euro e per la quale stiamo ancora pagando il conto.

Se tutto ciò non dovesse accadere vuol dire che, ancora una volta,  centinaia di vite spezzate non saranno servite a nulla se non allo show mediatico con il quale abbiamo visto una comunità scomparire dalla cartina geografica.

Un ragazzotto un po’ ruspante usa dire di tanto in tanto #lavoltabuona,  che dite Amatrice sarà la volta buona per cambiare rotta? Oppure appuntamento in TV alla prossima catastrofe, che tanto arriverà, prima o poi, perchè almeno questo è certo in un paese come il nostro, purtroppo. Dipenderà da noi farci trovare pronti o ancora una volta inermi e piangere ancora.

 

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