Diario Quotidiano

Chi sono


Sono un curioso cronico, mi interesso di tutto ciò che riesce a stupirmi. Sono un animale sociale, sto bene con tutti o quasi; cerco sempre di cogliere dagli altri ciò che non sono. Non sono per niente paziente ma quando è necessario so aspettare, come quando smonto e rimonto orologi a palette Solari Udine. Non mi piace perdere tempo, per questo sono disordinato: finchè posso tengo tutto nella mia testa, ogni tanto dimentico ma se accade vuol dire che dovevo perdere qualcosa perchè c'è qualcos'altro di nuovo che è più importante. Nella vita faccio l'architetto, un giorno spero di diventarlo, nel frattempo mi occupo anche di comunicazione e ho creato e sto creando alcune startup. Fino ad ora ho cambiato 12 case e non vedo l'ora di passare alla tredicesima. Vado spesso a piedi ed in bici ed odio i pedoni che camminano sulle piste ciclabili ed i ciclisti che camminano sui marciapiedi. Sono sempre predisposto positivamente verso il prossimo, diffido solo delle persone estremamente ordinate e di chi non ti guarda mai negli occhi. Nella vita ho incominciato a fare qualcosa di cui vado orgoglioso: ho fondato e diretto per 12 anni una delle prime riviste digitali di architettura del web; ho fermato un ecomostro, ho vinto qualche concorso di architettura; ho smesso di fumare e dato il nome al MAXXI . Se riesco ad affrontare tutto con serenità e concentrazione è perchè la mia vita è serena ed appagata, perchè in fondo, sarà retorico dirlo ed ancor più scriverlo, ma è l'amore la cosa più importante, perchè da soli è bello vivere ma condividere è un altro passo!

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VUOTO, SPAZI MARGINALI E MOSTRI METROPOLITANI: ECCO A VOI L’AREA DI RISULTA DI PESCARA

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Nel 2001 conobbi Tonino Terranova e Romolo Ottaviani del gruppo Stalker  con i quali mi ritrovai a condividere una menzione del Premio Bruno Zevi Romarchitettura. Tonino Terranova era stato selezionato per la pubblicazione “mostri metropolitani“, Romolo Ottaviani per il progetto del Laboratorio Boario, un  laboratorio di spazi urbani di confine ed io per la pubblicazione digitale Bollettino Ermeneutico Trimestrale d’Architettura sul tema del vuoto.  A differenza loro, io ero ancora uno studente, andai alla premiazione solo perchè quel giorno per caso ero a Roma, senza sapere di essere tra i menzionati e da spettatore mi ritrovai sul palco della Sala Paolina di Castel Sant’Angelo con un microfono in mano accanto ad Oliviero Beha che mi intervistava. Fu un’esperienza incredibile che mi segnò profondamente e che mi permise di conoscere persone e percorsi molto diversi da quelli che portavo avanti in quel periodo.

Ma cosa c’entra tutto questo con l’area di risulta? Provo a spiegarlo così: Steve Jobs, in un suo memorabile discorso all’Università di Stanford ad un certo punto racconta di un corso di calligrafia che seguì da giovane al Reed College. Grazie a quel corso imparò la differenza tra i vari caratteri. In quel tempo sembrava un’esperienza fine a se stessa che non poteva essere finalizzata a qualcosa, invece dopo 10 anni, quegli studi apparentemente inutili furono fondamentali per disegnare i font dei primi Mac.

Così, allo stesso modo, mi è capitata una cosa del genere. Dopo oltre 15 anni mi ritrovo a riflettere su quelle tre tematiche:

vuoto, spazi marginali e mostri metropolitani sono i tre elementi fondamentali di questa vicenda dell’area di Risulta di Pescara.

LA PAURA DEL VUOTO

La prima parole chiave è proprio questa: il vuoto. Dalla fine degli ottanta nel cuore di Pescara si è creato un grande vuoto urbano di 13 ettari che oggi, dopo 30 anni è un grande parcheggio a cielo aperto.  Vuoto come assenza ma soprattutto oggi vuoto come opportunità: un’area così grande arrivata fino ad oggi è un dono prezioso da non sprecare e pure piano piano, pezzettino dopo pezzettino rischia di essere erosa.  Sono stati fatti decine di studi, innumerevoli progetti che nel 2010 raccogliemmo con una interessante mostra organizzata dall’Ordine degli Architetti all’Ex Aurum di Pescara .

foto della mostra, Ex Aurum 2010
foto della mostra, Ex Aurum 2010

Sono stati versati fiumi di inchiosto e terabyte di progetti per quest’area fino al 2004 quando finalmente si è indetto un concorso internazionale di progettazione vinto dall’arch. Antonio Monestiroli. Ma anche in questo caso non si è arrivati a nulla. Un vuoto che da buoni occidentali abbiamo tentato  di colmare con innumerevoli proposte ma che abbiamo lasciato lì. Un vuoto che fa paura e che nel tempo assume sempre più personalità nella sua non identità.

SPAZI MARGINALI

Un’area nel cuore della città che si è trasformata in spazio marginale, spazio dell’abbandono, della miseria umana. Un’area occupata da un parcheggio infinito ed uno pseudmercatino etnico tollerato per anni e poi improvvisamente sgomberato. Penso allora al Laboratorio Boario alle esperienze di Villaggio Globale alle aree dell’ex mattatoio a Roma e la gesitone delle dificili convivenze, a come si è lavorato per l’integrazione in quell’esperienza e quello che è accaduto qui a Pescara.

I MOSTRI METROPOLITANI

Infine i mostri metropolitani, “i Mostri metropolitani proliferano sia nelle creazioni dell’architettura d’autore sia nella produzione anonima dell’architettura senza architetti”. Questa frase di Tonino Terranova descrive esattamente il processo in corso e del sottile confine tra l’orrido e il sublime. I mostri metropolitani possono essere sublimi come il  Guggenheim di Bilbao o le superfetazioni di Coop Himmelb(l)au

rooftop remodeling falkestrasse. Coop Himmelblau
rooftop remodeling falkestrasse. Coop Himmelblau

oppure possono essere orridi, mostri venuti fuori dalla combinazione casuale di elementi dissonanti. Un accezione che può essere intesa non solo dal punto di vista estetico-formale ma soprattutto di metodo. Il progetto dell’area di risulta è un progetto di un’area strategica che nasce senza padre, un progetto anonimo, figlio degli uffici tecnici.

Un progetto che riprende , come riferimento quello dell’architetto Antonio Monestiroli, vincitore del concorso del 2004 ma depurato di alcuni elementi ed  al quale sono stati aggiunti altri, come a pensare che questa metodologia possa essere, aldilà delle opportune riflessioni deontologiche, il giusto percorso per migliorarlo e renderlo adeguato alle nuove condizioni. Un po’ come nel romanzo di Mary Shelley, Frankestein che doveva essere la rigenerazione di un uomo costituito da parti di uomini defunti, possa prendere vita propria. Il risultato è il mostro.

Frankenstein

L’utopia di dare la vita alla materia inanimata è l’ossessione  che persegue il giovane Victor Frankenstein. Il messaggio è chiaro e quando si pensa che la soluzione ideale possa essere l’assemblaggio e lo smontaggio di un elemento con altri è allora che si creano i mostri.

Il progetto dell’area di Risulta presentato dall‘assessore all’Urbanistica Stefano Civitarese rischia di essere un mostro, un mostro senza padre, un mostro senza un’idea progettuale, un mostro che per altro non riesce a camminare da solo visti i costi di un intervento simile che non possono essere  di appena 350€/mq.

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progettto preliminare dell’Area di Risulta

Un mostro messo in piedi senza un processo degno di una società evoluta: nessun concorso di progettazione ma una linea rossa che delimita dei retini, una macchia immersa nel tessuto urbano senza connessioni col contesto, un imbarazzante zoning senza un’idea di progetto, senza un’idea di città.

IL RISPETTO DELLE PROCEDURE

Il 6 luglio 2017 la giunta comunale approva il “progetto preliminare” dell’area di risulta. In realtà il progetto premilinare nel nuovo codice dei contratti non esiste più o meglio, viene definito “progetto di fattibilità tecnica ed economica“, soprassedendo sul fatto se quel disegno possa essere considerato un preliminare, il Decreto Legislativo 50/2013, nello stesso articolo specifica anche che: “Per la progettazione di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, paesaggistico, agronomico e forestale, storico-artistico, conservativo, nonchè tecnologico, le stazioni appaltanti ricorrono alle professionalità interne, purchè in possesso di idonea competenza nelle materie oggetto del progetto o utilizzano la procedura del concorso di progettazione o del concorso di idee di cui articoli 152, 153, 154, 155 e 156“. L’uficio tecnico comunale in questa fase ha ritenuto che le professionalità interne fossero adeguate allo sviluppo di questa prima delicatissima fase. L’indicazione della possibilità di sviluppo del progetto in house è presente nel decreto proprio in vista del contenimento dele spese.

Una scelta molto discutibile, pensiamo  solo a quanti incarichi pubblici  sono stati affidati in questi anni dal dirigente l’ing. Giuliano Rossi con la motivazione di non avere risorse disponibili  all’interno degli uffici tecnici mentre, per un progetto complesso come l’area di risulta, che ha dimensioni e complessità ben diverse dai lavori di manutenzione straordinaria o risistemazione a esempio del lungomare, miracolosamente, non solo si ritrovano le risorse ma si ritiene di avere tutte le competenze per sviluppare un progetto di tale complessità.

Infatti alla fine nello spiluppo di questa prima fase vengono coinvolti molti consulenti esterni che vengono pagati a parte contravvenendo di fatto al principio di risparmio economico che indica la strada del progetto in housing.

Nello specifico, abbiamo l’arch. Tommaso Vespasiano, l’ing. Giuliano Rossi, l’arch. Francesca Marzetti, l’Agr. Mario Caudullo, l’arch. Pier Giorgio Pardi , il Geol. Edgardo Scurti ed il Geom. Riccardo Marinelli che sono tecnici comunali, ma abbiamo anche un nutrito gruppo di tecnici esterni che vengono coinvolti a vario titolo nel progetto preliminare, in partiolare:

  • incarico alla Sinloc relativo all’analisi economico finanziaria e il controllo tecnico amministrativo del progetto preliminare per la riqualificazione e la realizzazione di parcheggi nelle aree di risulta – 46.360€

il tutto per un totale di 98’585,49€ spesi per le consulenze esterne. Oltre a questi costi  il comma 4 dell’art. 24 specifica che “Sono a carico delle stazioni appaltanti le polizze assicurative per la copertura dei rischi di natura professionale a  favore dei dipendenti incaricati della progettazione” un ulteriore onere certamente non trascurabile da aggiungere ai costi sopracitati che, invece, nel caso di affidamento esterno, sarebbe stato a carico dei professionisti.

Di fatto in questo modo viene elusa la strada del concorso di progettazione poichè gli uffici tecnici non riescono di fatto, come indicato dalla norma, ad assolvere a tutte le competenze tecniche necessarie per redarre il progetto di fattibilità tecnica in autonomia ma sono costretti comunque a ricorre all’ausilio di tecnici esperti.

Questo è lo stato attuale mentre stanno scadendo i 45 giorni per le osservazioni tecniche di merito del progetto. Osservazioni inutili in quanto il progetto a monte nasce con un vizio di forma procedurale.

cosa si può fare ancora?

Visto anche la modesta entità del progetto preliminare che di fatto è un semplice zoning bidimensionale ed è ben lontano da un progetto preliminare e nello stesso tempo salvando tutte le analisi tecniche svolte e sostenute economicamente; quello che si potrebbe fare ancora è indire un concorso di progettazione secondo l’art. 154 comma 7 del DGLS 50/2016 articolato in due fasi. La prima fase individuare fino a 10 soggetti che abbiano elaborato un progetto preliminare sulla base del progetto di fattibilità tecnica ed economica. Una seconda fase tra i soggetti individuati, con l’elaborazione di un progetto definitivo a livello architettonico e a livello di progetto di fattibilità per la parte strutturale ed impiantistica. Sempre secondo il codice dei contratti, al vincitore del concorso, se in possesso dei requisiti previsti, può essere affidato l’incarico della progettazione esecutiva a condizione che detta possibilità e il relativo corrispettivo siano previsti nel bando. Requisiti che per altro possono essere reperiti anche successivamente grazie all’avvalimento (art. 89 del codice degli appalti).

Ecco questa potrebbe, anzi dovrebbe, essere la strada per salvare Pescara da un mostro e la perdita di una grande opportunità attesa da decenni.

 

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